Zucchero: oggi si ascolta robaccia, la musica è altra

Fotografia: Zucchero in concerto a Venezia (ANSA)

Zucchero sognava di suonare in tre luoghi, Venezia, Capetown e India. Il primo obiettivo lo ha realizzato con il concerto di ieri sera nella laguna, in replica oggi, una tappa fuori programma, un’esibizione last minute voluta fortemente.

Piazza San Marco – ammette – è il posto più ambito per unire la musica con qualcosa di artistico, di bello, di grazia unico al mondo. Lo show di Venezia è stato deciso due mesi. Ero in America quando l’ho pensato dopo aver ricevuto l’invito di Eric Clapton per il festival di Hyde Park, a Londra, con Santana, Winwood e altri. Credo sia anche uno degli ultimi concerti per Eric” che ha seri problemi di salute e aveva già annunciato il suo addio alle scene.

Zucchero ha proposto a questi artisti di suonare una sua canzone, ‘River of tears’ ma, come sempre, “si decide all’ultimo. Non c’è mai niente di programmato. Mi ricordo quando Eric mi ha chiamato nel pomeriggio per suonare con lui la sera a Bologna ‘Turner of parts’, che io non avevo mai sentito. Sono stato con lui in camerino qualche ora prima, ho imparato la mia parte. Sono andato sul palco e l’ho fatta. Così è stato con Bono due ore prima a Torino. Ecco questo è per me rock’n’roll, musica. E’ più il desiderio di condividere qualcosa con qualcuno che non la paura di non essere all’altezza. Perchè se si mette l’anima, la passione, non si deve aver paura di essere inferiori a qualcuno. Gli italiani, invece, soffrono di questa cosa; hanno sempre paura. Se qualcuno dice che i duetti sono cosa da asilo, non è così: hanno solo fifa“.

Ho sempre investito nei musicisti – dice con orgoglio – Ho sempre creduto nella forza del suono, piuttosto che negli effetti speciali perché guardo ai maestri come Clapton, Beck, Charles, B.B.King che non hanno mai avuto bisogno di orpelli. Gli orpelli possono essere degli optional per gli artisti che mancano di arte e allora hanno bisogno di effetti speciali: non ne ho mai visti ai concerti di Springsteen. Io non ne sento la necessità“. E’ orgoglioso della sua band: “Non ce n’è una simile in Italia che vi possa competere, checche ne dicano i vari colleghi. Come mi piacerebbe fare una gara con le band di tutti i colleghi altisonanti, che sparano caz…ate, e vedere chi saranno i primi ad essere ‘ammazzati’. E’ chiaro: se fai le canzonette da cantautore con tre accordi, quello va bene ma quando si comincia a parlare di musica seria, voglio vedere“.

Ho fatto più di quanto avrei mai immaginato. Non mi piace scendere, ma se vedo un calo di tensione, mi inventerò altro“, precisa Zucchero che è deluso dall’andazzo della musica. “E’ difficile pensare che rimanga qualcosa di quello che si ascolta o di quello che le radio propinano in questi ultimi tempi. Solo robaccia. E’ difficile pensare a un futuro della musica. Non c’è musica adesso, non solo in Italia, ma anche in America. E’ tutto omologato. Va ancor peggio per i testi inglesi. Noi italiani siamo superpoeti. Non c’è una canzone in inglese che parla di cose serie. Solo ‘I miss you’, ‘I need you’. Che palle. E’ una situazione basica. Le radio, i media, le case discografiche stanno educando in modo terribile queste generazioni alla basicità, all’assenza totale di ogni forma artistica, di osare a fare qualcosa di diverso. Le case non firmano più per artisti che hanno bisogno di tempo per sfondare, per essere compresi. Firmano per queste porcate di talent show che vengono fuori dalla De Filippi. Siamo rovinati. Se si fa anche il Nabucco di questi tempi, passa inosservato.  Se uno ha vero talento, si chiede cosa gli rimane da fare. De Gregori, Battisti, Battiato, Vasco e altri, compreso io, non saremmo mai esistiti in questi tempi. Forse – ironizza – Ligabue perchè sta con i frati ‘zappalorto’. Ligabue coesiste con tutti”.

 

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