Yondr: stop agli smartphone nelle scuole

Fotografia: Yondr blocca gli smartphone a eventi e nelle scuole (Shutterstock)

Si chiama Yondr e potrebbe cambiare le abitudini degli italiani in fatto di smartphone. Si tratta di un sacchettino di neoprene, che, una volta chiuso, scherma il telefonino rendendolo inutilizzabile; il sistema di bloccaggio si basa sulla tecnologia antitaccheggio e può essere aperto solo da un apposito dispositivo.

Negli Usa, dove è diffuso già da alcuni anni, viene distribuito agli spettatori dei concerti (i primi a puntarci sono stati i Guns ’N Roses e Ariana Grande), nei cinema, agli spettacoli teatrali e ai matrimoni. In molti si sono lamentati di non poter condividere le loro esperienze non avendo lo smartphone a portata di mano ma tante persone hanno riscoperto che è più piacevole vivere un momento che socializzarlo.

Lo Yondr, ideato da Graham Dugoni, un trentenne di Portland, ha avuto anche una diffusione negli edifici scolastici e nel nostro paese sarà una scuola a puntare per prima su questo dispositivo.

Lunedì, gli studenti del Liceo San Benedetto di Piacenza saranno accolti da una novità: il loro smartphone finirà ben chiuso all’interno dello Yondr che lo renderà inutilizzabile anche durante la ricreazione. Quando i ragazzi entreranno in classe dovranno riporre il proprio dispositivo nell’apposita custodia che verrà bloccata dall’insegnante alla prima ora di lezione. Potranno tenerla vicino a sé ma non potranno aprirla, fino a quando non verrà sbloccata da un docente, al termine della giornata scolastica. “Siamo la prima scuola phone-free d’Italia – racconta il preside Fabrizio BertamoniNon lo consideriamo né un’imposizione né un divieto. Siamo invece convinti che sia un’opportunità per i nostri studenti di poter andare oltre. Il cyberbullismo di cui tanto si parla, poi, passa quasi sempre attraverso lo smartphone“. Senza però alcuna demonizzazione dell’oggetto più tecnologico della nostra era, anzi: “Personalmente ritengo che le potenzialità di questi strumenti siano talmente alte che i più giovani fatichino a comprenderle a pieno, rischiando talvolta di farne un uso improprio ma questo penso valga anche per noi adulti“. Ai genitori la scuola ha scritto una lettera per spiegare la scelta nei dettagli. Come l’hanno presa? “Sono stati felicissimi – conclude il preside – Tutti quanti. Nemmeno una rimostranza, solo entusiasmo“.

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