fbpx

    VISTO DA MAXIM/Vivere (in una famiglia scombussolata)

    Fotografia: Due inquadrature del film (01 Distribution - Foto sotto ©Andrea Miconi)

    VIVERE – Regia di Francesca Archibugi, con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan, Andrea Calligari, Elisa Miccoli, Valentina Cervi, Enrico Montesano. Commedia, Italia, durata 103’.

    Micaela Ramazzotti è Susi, una mamma affannata, distratta e amorevole che insegna danza a donne sovrappeso. Corre da mattina a sera per far quadrare i conti in casa. Adriano Giannini è il suo compagno Luca, tutt’altro che amorevole, giornalista freelance squattrinato e un po’ frustrato, più impegnato a seguire il suo ego che a partecipare alle dinamiche domestiche. Non a caso loro figlia Lucilla (Elisa Miccoli) soffre di un’asma bronchiale che si aggrava soprattutto in occasioni di litigi genitoriali. È questa la famiglia disfunzionale disegnata da Francesca Archibugi in Vivere, dal 26 settembre nelle sale, film presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia.

    Accanto a loro c’è il figlio maggiore di lui, lo scontroso Pierpaolo (Andrea Calligari), avuto dalla precedente relazione con la ricca e snob Azzurra (Valentina Cervi). E poi c’è la nuova arrivata Mary Ann (Roisin O’Donovan), ingenua ragazza alla pari chiamata ad affiancare la piccola di casa, studentessa di storia dell’arte destinata a scombinare i già delicati equilibri famigliari: indovinate voi come!

    Ecco qua un manipolo di personaggi imperfetti che non brillano di certo in simpatia, con cui è difficile entrare in sintonia o sentire reali sull’onda di una sceneggiatura poco riuscita che accentua alcuni toni (difetti e colpe) ma non ne esprime altri (dubbi e fragilità), togliendo credibilità alla storia. Le sfumature del vivere evaporano. Le sfumature degli incontri, delle antipatie, della seduzione, del perdersi.

    Archibugi ci mette il cuore, si sente che è vicina a questi esseri così in difficoltà e così inadeguati, ma il controllo degli ingredienti le sfugge di mano.

    Il prototipo d’uomo messo addosso a Giannini sembra scritto da una penna misandrica, che ha in odio il genere maschile: il personaggio di Luca tocca punte di ignobilità e viltà sconcertanti.

    Nella sua casetta della periferia di Roma, il mite vicino interpretato da Marcello Fonte (l’attore rivelazione di Dogman di Matteo Garrone) osserva il “manicomio” umano di questa famiglia scombussolata.