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    VISTO DA MAXIM/Torna a casa, Jimi! Un cane di confine

    Fotografia: QUA SOTTO E IN BASSO TRE IMMAGINI DEL FILM (TUCKER FILM, UFFICIO STAMPA STUDIO PUNTO E VIRGOLA)

    TORNA A CASA JIMI! – Regia di Marios Piperides, con Adam Bousdoukos, Fatih Al, Vicky Papadopoulou, Özgür Karadeniz, Giannis Kokkinos, Toni Dimitriou. Commedia/drammatico. Cipro. Durata 94’.

    Si chiama Jimi, non è Hendrix ma un cane, bastardino e pezzato. Smugging (che vuol dire contrabbando) Hendrix, però, è il titolo originale del film e qualcosa a che vedere col genio sonoro di Seattle pure ce l’ha. Magari perché Yiannis, protagonista (umano) della storia fa il musicista come l’attore che lo interpreta, Adam Bousdoukos, tedesco amburghese che merita autonoma citazione per il suo talento condiviso tra la recitazione (molto lavoro con Fatih Akin), la scrittura e, appunto la musica di derivazione greca collegata alla matrice soul. Oppure perché al solo evocare Hendrix e la sua capacità di spazzar via ogni vecchio confine musicale sembra darsi una ragione questo film che balla tutto intorno a una linea di confine, alla sua relatività e alla sua valenza simbolica.

    Già, perché accanto a Yiannis viaggia un altro protagonista (canino), il Jimi del titolo, che decidendo di dare un colpo definitivo all’esistenza già inguaiata del suo padrone gli scappa di mano e prende, appunto, la via di un confine, oltrepassandolo. La no man’s land è quella che divide greci e turchi a Cipro, isola che rappresenta emblema, allegoria e paradosso di una incertezza geografica, politica, etnica e religiosa nel Mediterraneo: già sospesa tra le collocazioni europea e asiatica, quella terra è divisa in due dall’epoca dell’invasione turca del 1974, dopo la creazione della linea verde demilitarizzata protetta dall’Onu, a nord la Repubblica Turca, a sud quella cipriota, da una parte i musulmani dall’altra gli ortodossi e, come se non bastasse, una terza parte – limitata a due basi militari – ancora sotto la giurisdizione del Regno Unito.

    Così Yiannis, che vive al sud ed è in procinto di emigrare in Olanda per sfuggire a vita grama e creditori, oltrepassa pure lui il confine per riacciuffare il suo cane: scoprendo però, una volta che lo ha ritrovato, di non poterselo riportare a casa per le leggi che ammettono il passaggio di uomini ma non di animali dalla zona settentrionale a quella meridionale dell’isola. Da qui una successione, meglio un turbine di avventurosi espedienti escogitati dal protagonista per ricondurre Jimi al di qua della barriera, coinvolgendo pure la sua ex fidanzata Kika (Vicky Papadopoulou), un trafficante di professione, Tuberk (Özgür Karadeniz)e un occasionale “alleato” turco, Hasan (Fatih Al). Con risultati nefasti e un finale che, a sorpresa (ma non troppo, considerata la linea morale della vicenda), offrirà la sua soluzione più logica.

    Quella del cane, che evidentemente non conosce la logica del confine, è una falsa pista tracciata dall’acuto Marios Piperides, regista esordiente e soprattutto cipriota. All’interno di un film che sembra una commedia ma è soprattutto un dramma a metà strada tra il politico e il privato, in fondo lo stesso che vive la gente di là: raccontato con toni a momenti surreali, qualche volta prevedibile, tendente a girare un po’ su se stesso ma nel complesso godibile e incline, questo sì, a far riflettere. Non solo e non tanto sulla realtà di Cipro, che non tutti conoscono a fondo e qualcuno potrebbe sentire fin troppo lontana, quanto sul significato di inutili separazioni tra le persone e di scomposizioni del tessuto socio-culturale.  Che appartengono alla volontà degli uomini ma non vengono comprese e accettate, evidentemente, dai cani.