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    VISTO DA MAXIM/Ted Bundy, quel “fascino criminale”

    Fotografia: zac efron in una scena del film (notorious pictures)

    TED BUNDY – FASCINO CRIMINALE – Regia di Joe Berlinger, con Zac Efron, Lily Collins, John Malkovich, Kaya Scodelario, Jeffrey Donovan, Haley Joel Osment. Thriller/biografico, Usa, durata 110’.

    Faccia bella, sguardo disarmante che usava come un’esca mortale, Ted Bundy ha ucciso almeno una trentina di donne negli anni Settanta. Eppure, proprio per il suo charme da uomo bianco attraente e affabulatore, è riuscito a sfuggire a lungo alla cattura. Zac Efron, l’ex idolo delle ragazzine, abbandona le commedie per mettersi addosso questo personaggio ambiguo, attraente, spietato nel film Ted Bundy – Fascino criminale, dal 9 maggio al cinema.

    Il titolo originale americano? Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile: ovvero Estremamente malvagio, incredibilmente cattivo e vile. Il film di Joe Berlinger, però, risponde più al titolo italiano. Di Ted Bundy, infatti, emergono soprattutto il suo sorriso inscalfibile che sembra planare sopra a tutte le accuse, la sua sicurezza ostentata e affabile che fino all’ultimo mette in discussione, presso lo spettatore, la sua colpevolezza. Il suo incrollabile negare i crimini avvenuti.

    Zac Efron ha il viso da schiaffi giusto. Sa mettersi addosso sguardi ammalianti e modi gentili,  e una sorta di spensieratezza, sempre e ovunque, pure dietro le sbarre, soprattutto presso il giudice Edward D. Cowart interpretato da John Malkovich, di fronte al quale sfodera conoscenze giuridiche e giovialità. Efron dà tutto nel suo sforzo di mostrare il lato più cordiale di Bundy che ha ingannato quasi tutti. E quasi ci riesce. Quello di Ted Bundy fu il primo processo nella storia degli Stati Uniti a essere trasmesso a livello nazionale: un’occasione formidabile per Ted per sfoderare sguardi fermi e profondi alla telecamera.

    Accanto a Efron c’è Lily Collins, l’ex Biancaneve di Tarsem Singh, che interpreta Elizabeth Kloepfer (nel film Liz Kendall), la mamma single che si innamorò di Ted, con cui per anni ha avuto una relazione apparentemente perfetta. Liz era del tutto all’oscuro del desiderio di sangue notturno del suo fidanzato, fino a quando non vide un disegno del principale sospettato di diversi omicidi in un giornale locale, nel 1974 (Ted Bundy ha poi ammesso che una volta aveva cercato di uccidere Elizabeth nel sonno).

    La ricostruzione di Berlinger, sulla sceneggiatura di Michael Werwie, è lacunosa sulle dinamiche che portarono Ted a essere arrestato e anche sulle sue assenze presso il tetto famigliare, durante le quali adescava, uccideva e martoriava le sue giovani vittime. Si concentra sul rapporto tra Liz e Ted, per mostrare come il suo lato oscuro fosse insospettabile alla compagna e come riuscisse a essere un fidanzato premuroso, nonostante il suo istinto violento e maniaco. Non riesce ad ammaliare completamente, ma crea un alone di sospensione e attesa, come se davvero anche noi, come Liz, non sapessimo ancora se Ted sia stato davvero capace delle efferatezze compiute. Insieme a lei, aspettiamo la confessione ultima.