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    VISTO DA MAXIM/Tarantino e la fine degli anni Sessanta

    Fotografia: Alcune scene da "C'era una volta... a Hollywood" (Sony Pictures)

    C’ERA UNA VOLTA A… HOLLYWOOD – Regia di Quentin Tarantino. Con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Margaret Qualley, Al Pacino, Bruce Dern, Kurt Russel, Emile Hirsch, Dakota Fanning, Lena Dunham. Commedia/drammatico, Stati Uniti, Regno Unito, durata 161’.

    Los Angeles, 1969. Leonardo DiCaprio è un attore in bilico tra gloria e oblio, supportato dalla sua controfigura di fiducia, un ermetico Brad Pitt: due tizi molto immaginari. Margot Robbie è invece Sharon Tate, l’allora moglie di Roman Polanski (interpretato da Rafał Zawierucha), attrice in ascesa, radiosa e vivace, tra vestitini e feste in piscina. E poi, sul bordo della strada, c’è Margaret Qualley, che fa l’autostop nei panni provocatori di Pussycat, hippy che racchiude l’essenza delle ragazze invasate e maledette seguaci di Charles Manson. Personaggi di finzione e personaggi veramente esistiti si mescolano tra loro, storie divise procedono parallele per intersecarsi ogni tanto e poi intrecciarsi fatalmente in C’era una volta a… Hollywood, nono film di Quentin Tarantino. Lui ora addomestica, ora emoziona, con l’abilità di un regista maturo che non perde quasi mai la sua chiarezza di visione.

    Le vicende principali sono quelle attorno a DiCaprio, ovvero Rick Dalton, attore reso popolare da una serie tv western ma ora impacchettato in ruoli televisivi ripetitivi. Preoccupato, frustrato per non aver avuto la carriera che voleva, vuole provare il grande salto nel cinema. La paura di fallire però lo divora. Pitt, che trasuda serafica sicurezza, nei panni di Cliff ogni tanto gli para i colpi anche nella vita fuori dal set, con una mezza parola al momento giusto. Il rapporto tra il quasi divo e lo stuntman dal passato torbido è tenero e divertente. Un’amicizia che sa guardare in faccia le reciproche debolezze.

    La fine degli anni Sessanta è lì, splendido materiale narrativo e scenografico da cui riportare in scena lucenti macchine d’epoca, abiti sgargianti, insegne al neon, belle ragazze hippy dai piedi nudi, giubbotti di pelle, Bruce Lee (Mike Moh) e Steve McQueen (Damian Lewis). Tarantino ci affonda le mani e si compiace nel piacere. Si fa un po’ prendere la mano, indugia, tanto da farci aspettare forse un po’ troppo prima di richiamare tutti i fili in tensione e preparare il magnifico esplosivo finale.

    Mentre Sharon Tate si rallegra dolcemente nel vedere la reazione positiva del pubblico in sala di fronte al film in cui recita, Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, Charles Manson (Damon Herriman) vagabonda attorno alla sua villa e la comune insediata allo Spahn Ranch si perde tra sesso e droga.

    Tarantino intanto abbonda di super attori, a volte inseriti in piccole parti: Al Pacino, Bruce Dern, Kurt Russel, Emile Hirsch, Dakota Fanning, Lena Dunham, Luke Perry (al suo ultimo film prima della morte)… E poi finalmente arriva quel finale, in cui il cinema, con la violenza pulp (e comica) che Tarantino ci ha fatto amare, sovverte la cronaca e si fa giustizia da solo.