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    VISTO DA MAXIM/ Ritratto della giovane in fiamme

    Fotografia: "ritratto della giovane in fiamme" di céline sciamma (lucky red)

    RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME – Regia di Céline Sciamma, con Adèle Haenel,Noémie Merlant, Valeria Golino, Luàna Bajrami. Drammatico/sentimentale, Francia, durata 120’.

    L’amore come opera d’arte, sul filo del mito di Orfeo ed Euridice. Céline Sciamma scrive e dirige, e non vorresti mai uscire dal cinema. Ritratto della giovane in fiamme, dal 19 dicembre nelle sale italiane, è il desiderio che nasce comedialogo inatteso, brucia e si appaga dolcemente, per vivere infine dell’eternità meravigliosa e straziante delle relazioni impossibili. Come Orfeo, che si volta a guardare la sua amata, perdendola per sempre: “Non fa la scelta dell’innamorato ma quella del poeta. Sceglie il ricordo”, dice Mariane.

    Nella Francia del 1770, in un’isola della Bretagna, la giovane pittrice Mariane (Noémie Merlant) è chiamata per ritrarre la figlia della Contessa (Valeria Golino), Héloïse(Adèle Haenel), una ragazza sottratta al convento per andare in sposa. La accoglie la domestica Sophie (Luana Bajrami), che già le lascia intuire il carattere particolare della sua missione: Mariane deve fingere di essere una dama di compagnia per Héloïse, e dipingerla di nascosto. Il ritratto è il dono da mandare al suo futuro sposo e proprio per questo Héloïse, ritrosa ad abbracciare un matrimonio non voluto, scelto dalla madre, ha boicottato ogni pittore sopraggiunto per raffigurarla.

    Mariane passeggia con lei sulla spiaggia schizzata di flutti rabbiosi e si sofferma a guardarla di nascosto. Le soppesa i lineamenti, lo sguardo ceruleo e maestoso. Héloïse sente lo sguardo di lei addosso e la ricambia con occhi puntati addosso, fieri e decisi. Mariane ha conosciuto il mondo molto più di Héloïse, sa com’è Milano, città del suo futuro marito, sa cos’è la musica, sa cos’è la nudità. E anche l’amore. Cerca di addolcirle la proiezione di quello che dovrà vivere, le parla dei concerti che ascolterà, della bellezza che potrà scoprire fuori dal convento, nonostante tutto. E intanto, il desiderio si insinua tra loro.

    In una connessione con poche asprezze, la loro passione si prepara lentamente. E poco importa se il frammento di libertà di cui godono le due sembra fuori dal tempo e dall’epoca. Mariane e Héloïse sono un dipinto fermato nell’attimo, celebrato nel loro viversi intensamente, per quell’istante. Mariane e Héloïse, come tutti i giovani innamorati, inventano l’amore. Héloïse chiede a Mariane: “Credete che tutti gli amanti pensino di inventare qualcosa?”.

    Céline Sciamma, che tra l’altro è omosessuale e ha in Adèle Haenel l’ex fidanzata, non ricade in stereotipi sull’amore lesbico. Ha già dimostrato la sua sensibilità nell’esplorare la ricerca della propria identità sessuale in Tomboy (2011). Ora in Ritratto della giovane in fiamme dipinge l’amore come se fosse arte, nella sceneggiatura asciutta ed evocativa, nelle sequenze come quadri. Il verde dell’abito di Héloïse si staglia tra rocce, sabbia e mare arrabbiato. Non usa una vera e propria colonna sonora: il film è senza commento musicale, ha solo due momenti in note, con la musica che diventa una parte della vita dei personaggi e qualcosa di raro, desiderato, prezioso e inarrivabile.

    Al Festival di Cannes 2019 Ritratto della giovane in fiamme ha vinto il premio per la sceneggiatura e ora è nella cinquina del Golden Globe 2020 per il miglior film in lingua straniera. Che brava Céline Sciamma!