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    VISTO DA MAXIM/ Parasite, ecco l’odore della povertà

    Fotografia: scene dal film "parasite" (academy two)

    PARASITE – Regia di Bong Joon-ho, con Song Kang Ho, Lee Sun Kyun, Cho Yeo Jeong, Choi Woo Shik, Park So Dam, Lee Jung Eun, Chang Hyae Jin. Drammatico, Corea del Sud, durata 131’.

    È ricca eppure è gentile”. La replica: “È gentile perché ricca”.

    Parasite (ovvero in italiano “Parassita”) è un’affascinante riflessione, ironica e tremendamente amara, sul potere bifronte dei soldi, che “stira le grinze” della pelle e ingentilisce volti e maniere di chi li ha, toglie dignità e senso etico a chi non li ha. Dal 7 novembre al cinema con Academy Two, il film Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes è una tragicommedia feroce, senza cattivi, che cancella ipocrisie e luoghi comuni. Agli occhi del regista sudcoreano Bong Joon-ho, i poveri non sono buoni e i ricchi non sono spregevoli. Fanno semplicemente parte di due mondi diversi, che non si toccano, ma sono a rischio di collisione. I poveri vivono nel mondo di sotto, come scarafaggi, nei seminterrati che si riempiono di acqua, melma e merda quando piove tanto e si allagano le strade. I ricchi vivono nel mondo di sopra, che si sviluppa su più piani verso l’alto, arioso, e guarda con meraviglia il cielo lavato dalle nubi dopo uno scrosciante acquazzone.
    Anche quando sono insieme, sotto lo stesso tetto, questi due mondi di esseri umani simili, cresciuti in contesti diversi, non si incontrano davvero. Sembrano vicini, a volte, ma sono lì, a un passo dallo scontro.

    La famiglia di Ki-taek (Song Kang Ho) è molto unita ma molto povera. Vive in condizioni miserevoli, cercando ogni espediente per cavar fuori un soldo o un lavoretto con cui campare. I due figli sono brillanti, ma non hanno mai passato i test per entrare all’università. Il padre ha alle spalle vari fallimenti lavorativi. Il motore del cambiamento è Ki-woo (Choi Woo Shik), il figlio maschio, che viene raccomandato da un amico, studente in una prestigiosa università, per un lavoro ben pagato come docente privato. Deve insegnare inglese alla figlia del signor Park (Lee Sun Kyun), uomo flemmatico ed educato che lavora come Ceo in un’azienda informatica. Ki-woo entra così nella famiglia Park, una famiglia in gamba, colta e disponibile, alfiere dei nuovi ricchi, la moderna élite urbana. Ki-woo si sfrega le mani. È la sua occasione. È il cavallo di Troia della sua famiglia di perdenti.

    I Park e la famiglia del mondo di sotto si troveranno vicini, davvero vicini. Ma a separarli ci sarà sempre quell’odore particolare che ha la miseria, un odore che sa di ravanello secco, “come di uno straccio che bolle, quello che si sente in metro”.

    Bong Joon-ho aveva già messo a duro confronto poveri e ricchi nel film post-apocalittico Snowpiercer, una guerra alla sopravvivenza super violenta e visivamente estrema. Ora usa toni più sommersi e sulfurei, che più che la vista colpiscono la coscienza. Si insinuano addosso e dentro. Per restarci a lungo.