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    VISTO DA MAXIM Noi, horror psicologico di Jordan Peele

    Fotografia: Una scena del film (Universal Picture)

    di Simona Santoni

    NOI – Regia di Jordan Peele, con Lupita Nyong’o, Winston Duke, Elisabeth Moss, Anna Diop, Shahadi Wright Joseph, Evan Alex. Horror/thriller, Usa, durata 116’.

    Siamo convinti che il nostro peggior nemico risieda negli altri, in chi non ci somiglia, e non, piuttosto, in noi stessi? Se lo chiede Jordan Peele, il regista del sorprendente Scappa – Get Out (2017), che gli fece vincere un Oscar per la sceneggiatura e in un attimo lo fece piombare tra le voci più interessanti del nuovo cinema afroamericano. La risposta a quell’interrogativo è Noi (Us), un nuovo horror moderno (dal 4 aprile al cinema), ordito con mano abile e audace ambizione, non privo di ironia. Un film stratificato che lavora su più livelli: è un thriller elegante che spaventa e tiene in tensione, da godere come pungolo sui nervi tirati; è un’allegoria – intrigante ma non del tutto convincente – sul doppio e sul nostro alter ego, una rappresentazione umanizzata delle nostre parti più oscure, che arrovella e induce a pensare e ripensare.

    Lupita Nyong’o, l’attrice premio Oscar per 12 anni schiavo (2013), è Adelaide Wilson, una donna che non ha ancora superato un evento inquietante dell’infanzia. Quando torna in vacanza alla casa di famiglia sul mare, con il marito Gabe (Winston Duke) e i due figli (Shahadi Wright Joseph e Evan Alex), si accorge di non aver per nulla seppellito gli incubi del passato. I richiami di quello che è stato le balenano davanti e la sua paranoia lievita. Riecco il cartello con su scritto “Geremia 11 : 11”, ecco la partita in tv con il punteggio 11 a 11, l’orologio che segna le 11.11… I doppi. Le paure innominate di Adelaide all’improvviso prendono forma. Davanti a lei. Così simili a lei. In tuta rossa, forbici dorate e sguardo beffardo. “Hanno preso il sopravvento”.  (E ci fermiamo qui per evitare spoiler e togliere l’effetto sorpresa).

    Con Scappa – Get Out Jordan Peele aveva affrontato verità non dette sul tema della razza in America. Questa volta esplora un’altra angolazione dello stesso discorso: la paura e la rabbia verso il diverso, che ci porta a guardare lontano da noi, evitando di metterci a confronto con le nostre responsabilità, i nostri demoni, le nostre colpe.

    Per cogliere meglio il significato recondito di Noi, ecco una dichiarazione di Peele: “L’idea per questo film è insita nella mia personale paura dei doppelgängers, del gemello maligno. Adoro la mitologia legata all’alter ego e i film che hanno lavorato sul tema, e volevo realizzare una mia versione cinematografica. A spingermi è stata la convinzione che siamo noi i nostri peggiori nemici, un aspetto che tutti noi conosciamo intrinsecamente e nonostante ciò tendiamo a sotterrarlo. Spesso ce la prendiamo con lo straniero, con il diverso, ma in questo film il mostro ha la nostra faccia”.

    C’è già chi guarda a Peele come all’Alfred Hitchcock contemporaneo ed è bello pensare che sia davvero così: il quarantenne newyorchese ha talento e immaginazione vivida, capace di indagare con originalità società, psiche e tormenti interiori. Il suo futuro è una promessa.  Entrando nella sala degli specchi di Noi, se ne esce ammaliati e però disorientati. La sensazione addosso è che qualche specchio sia stato messo lì in maniera pretestuosa, a conferire profondità ingannevole. Un artificio affascinante, che consente al pubblico di spingersi in interpretazioni ed esplorazioni, ma che lascia dubbi di eccessiva semplificazione.