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    VISTO DA MAXIM/Mister Link, creatura dell’anello mancante

    Fotografia: "mister link" di Chris Butler (01 distribution, leone film group)

    MISTER LINK – Regia di Chris Butler. Animazione, avventura, fantastico. Stati Uniti. Durata 94’.

    Lo spirito e la scia di Aldoux Huxley volteggiano parecchio attorno a questo Missing Link, trasformato in “mister” per l’uscita italiana (17 settembre), firmato dall’inglese di Liverpool Chris Butler, 46enne specialista-artista in storyboard e felicissime intuizioni narrative in campo d’animazione.

    Perché Huxley? Perché nella sua semplificazione narrativa per i piccoli spettatori  Butler va alla scoperta del Mondo Nuovo  scodellando la morale huxleyana del “Volevo cambiare il mondo. Ma ho scoperto che la sola cosa che si può essere sicuri di cambiare è se stessi”. Tutto raccolto nella vicenda di Lionel Frost, esploratore temerario e intuitivo il quale, aizzato dall’aspirazione di diventare “Sir” e confortato dal calco di un piedone ritrovato chissadove,  si lancia alla ricerca di una creatura mitica che dovrà provare l’esistenza dell’antenato primitivo dell’uomo, insomma il missed link, l’anello mancante. Cosa che, appunto, gli consentirebbe di scalare i valori sociali e di diventare “Sir”: peraltro avversato dall’alta società britannica che lo considera un semplice, volgare e plebeo “cacciatore di mostri”.

    Va da sé che questo contrasto costerà al protagonista trappole e inseguimenti per impedirgli di compiere la sua missione, non senza aver scovato in un bosco americano quell’essere primordiale – il Mister Link del titolo – rivelatosi ben diverso da quanto immaginato: perché l’esploratore, con sua grande sorpresa,  si trova di fronte ad un enorme scimmione parlante e perfino colto, capace addirittura di scrivere, per nulla selvaggio né terrorizzante ma benigno e naturalmente simpatico. Il quale ha un solo desiderio, quello di ricongiungersi ai suoi simili da qualche parte del massiccio himalayano, nella terra leggendaria chiamata Shangri-La.

     

    Sicché il viaggio dei due, cui si unisce l’intrepida Adelina Fortnight, vedova di un marito evocato non casualmente col nome di Aldous, si compie tra una miriade di insidie dagli spazi western californiani degli Stati Uniti all’Himalaya, passando per Londra e per il continente europeo fino ad arrivare a destinazione nella favolosa Shangri-La con la sua popolazione di Yeti che vivono in isolamento e dove gli esseri umani non invecchiano mai… Insomma si procede frequentando mondi carichi di suggestioni fino ad un bell’epilogo di suspense vertiginosa dove, come d’uso in questo genere di film, vincono i buoni e finiscono male i cattivi.

    La vocazione del costrutto, all’interno del quale s’impongono anche pagine francamente spassose, è di tipo ecologistico, con quella creatura che chiede di fuggire dallo spazio nel quale si trova perché il suo mondo si sta sgretolando, obiettivo certo diverso da quello che si propone il protagonista, quello di mostrare soltanto la sua esistenza. Ma anche l’esploratore Lionel si convincerà che non è quello il desiderio più importante da soddisfare. Tutto questo con felicissimi giochi di prospettiva e naturalmente elaborazione grafica stop-motion di prim’ordine a livello digitale, con tanto di splendida rappresentazione cromatica e paesaggistica fra colori sgargianti, sfumature pastello, vegetazioni prospere e scenari petrosi. Certo meritata, per il film, l’attribuzione del Golden Globe 2020 come migliore animazione, la candidatura all’Oscar per la medesima categoria e numerosi altri riconoscimenti. Graziosa anche la canzoncina originale sui titoli di coda – Do-Dilly-Do (A Friend Like You) di Walter Martin – che potrà giustamente fare la sua fortuna commerciale.