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    VISTO DA MAXIM/L’ufficiale e la spia, Polanski accusa

    Fotografia: Scene da "l'ufficiale e la spia" di Roman Polanski (01 distribution)

    L’UFFICIALE E LA SPIA – Regia di Roman Polanski, con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois. Storico/drammatico, Francia, durata 126’.

    Da una parte un capitano ebreo dell’esercito francese accusato di essere informatore dei nemici tedeschi e condannato al disonore e all’esilio. Dall’altra un ufficiale, un uomo normale, che trovatosi a intuire la falsità delle accuse, decide di battersi contro i suoi vertici in nome della giustizia, a costo di fare cose straordinarie. Con solidità e toni solenni, con L’ufficiale e la spia Roman Polanski porta al cinema (dal 21 novembre) il caso Dreyfus, macchia della storia francese in cui errore giudiziario e antisemitismo si intrecciarono. Uno scandalo che animò un’intera nazione e mosse, tra gli innocentisti, lo scrittore Émile Zola, che in difesa di Alfred Dreyfus compose la feroce requisitoria J’Accuse, indirizzata al presidente francese e pubblicata sulla rivista L’Aurore, contro il clima antisemita imperante nella Terza Repubblica, anticipatorio della successiva tragedia europea.

    All’ultima Mostra del cinema di Venezia, dove il film è diventato una sorta di caso per le dichiarazioni della presidente di giuria Lucrecia Martel, decisa a non separare il regista Polanski dall’uomo Polanski (accusato illo tempore di stupro di minore), L’ufficiale e la spia ha vinto il Gran premio della giuria. Probabilmente anche grazie alla polemica sorta, che ha generato una troppo generosa reazione di sostegno verso Polanski.

    Il cineasta di origini polacche, ormai accolto dalla Francia, ha sceneggiato insieme Robert Harris, autore del romanzo su cui si basa il film. Sceglie di mettere al centro del racconto il colonnello Picquart (interpretato da Jean Dujardin), facendone il protagonista. Picquart non amava gli ebrei, seguendo un’avversione più dettata dai tempi che da una convinzione personale. Eppure, dopo essere stato promosso a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus (Louis Garrel, irriconoscibile e tutt’altro che sexy senza capelli), quando capì che era stato sbagliato qualcosa, non esitò a cercare la verità. Anche quando divenne una figura scomoda ai suoi superiori e, a sua volta, un bersaglio da colpire, non tentennò.
    Mentre Picquart conduce l’indagine e affronta la sua sfida politica ed etica, la narrazione procede con i toni tesi del giallo.

    Polanski cerca di ricostruire con cura: “Ogni evento fondamentale è autentico, sono le stesse parole che furono proferite allora, perché sono tratte dalle registrazioni dell’epoca”.

    Impossibile non vedere in tutto ciò un legame con le vicende personali di Polanski, che come Dreyfus si sente braccato e ingiustamente additato. Infatti ha ammesso: “In questa storia, ritrovo momenti che io stesso ho sperimentato, posso osservare la stessa determinazione nel negare l’evidenza e nel condannarmi per cose che non ho commesso. La maggioranza delle persone che mi perseguitano, non mi conosce e non sa niente del caso”. E i tribunali dicono la loro.