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    VISTO DA MAXIM/Lou von Salomé, storia di una ribelle

    Fotografia: Immagini dal film e, al centro, una immagine d'epoca di Lou von Salomé (Wanted Cinema e Valmyn)

    LOU VON SALOMÉ – Regia di Cordula Kablitz-Post, con Katharina Lorenz, Nicole Heesters, Liv Lisa Fries, Helena Pieske, Katharina Schüttler, Alexander Scheer,Philipp Hauß, Julius Feldmeier, Matthias Lier, Petra Morzé, Merab Ninidze, Harald Schrott, Daniel Sträßer, Katrin Hansmeier, Peter Simonischek. Biografico, drammatico. Germania, Austria. Durata 114’.

    Quattro attrici per un solo personaggio. E questa è già una notizia. Poi che personaggio: Lou von Salomé, che molti conoscono per Lou-Andreas Salomé. Lo stesso che Liliana Cavani, nel suo (forse miglior film) Al di là del bene e del male, volle raccontare nel 1977, mutuando naturalmente il titolo dal saggio di Friedrich Nietzsche che recitava come appendice Preludio di una filosofia dell’avvenire.

    Citazione obbligata e necessaria per introdurre questo Lou von Salomé (nelle sale dal 26 settembre) che Cordula Kablitz-Post, cineasta tedesca di Aquisgrana alla sua opera seconda dopo Sophiiie! Del 2002 e molto attiva tra documentari e corti, costruisce su una figura di donna talmente intrigante e potente da meritare frequenti rivisitazioni (una anche a teatro, nel 1981, per mano di Giuseppe Sinopoli). Del resto Lou, nata a San Pietroburgo, vissuta a cavallo della seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento, occupa uno spazio di primo piano nella psicoanalisi e nella letteratura, nonché sulla prassi del movimento femminista.

    Al di là del suo percorso intellettuale e culturale, comunque, Lou lascia una traccia anche per i suoi rapporti con lo stesso Nietzsche, che ovviamente se ne innamora e le chiede di sposarlo ricevendone un rifiuto, con Paul Rée e soprattutto Rainer Maria Rilke, primo uomo al quale, trentaseienne, si concede attratta dalle mente e dal côté femminile del poeta. Non le mancano altri importanti riferimenti come, fra i tanti,  Freud, Ibsen, Tolstoj, Turgenev, Wagner, gli psicoanalisti Sándor Ferenczi e Viktor Tausk. Insomma una vita mobile, eccitante, coraggiosa, libera: che il film ripassa attraverso il racconto di una Lou von Salomé 72enne (Nicole Heesters) in un presente narrativo datato 11 maggio 1933, in pieno nazi-delirio con libri e ideologie dati al rogo.

    Nei flashback la si ritrova a 6 anni (Helena Pieske), a 16 (Liv Lisa Fries) e dai 21 ai 50 con l’attrice Katharina Lorenz a recitare la parte più estesa della storia accanto ai personaggi celebri delle sue frequentazioni (Alexander Scheer, Matthias Lier e Philipp Hauß interpretano rispettivamente Nitzsche, Rée e Rilke, i più presenti nell’arco narrativo), musa di alcuni e corteggiata da molti, in una vicenda raccontata con buona diligenza, una certa eleganza e qualche intelligente trovata visiva (come i movimenti della memoria sui tableaux dell’epoca, vivants in un solo personaggio e immoti nel resto). Non c’è molto altro da dire, però, perché si resta nei confini più classici del biografismo in estetica tedesca, nonostante una figura protagonista che, come detto, vale davvero la pena di ripassare nella sua traiettoria ribelle, fuori steccato e certamente fuori controllo.