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    VISTO DA MAXIM/L’inganno perfetto, thriller imperfetto

    Fotografia: "L'inganno perfetto" di Bill condon (Warner Bros.)

    L’INGANNO PERFETTO – Regia di Bill Condon, con Helen Mirren, Ian McKellen, Russell Tovey, Jim Carter, Mark Lewis Jones. Thriller/drammatico, Usa, 109’.

    Tutto è scritto nelle prime scene, con chat e bugie che si incrociano. Poi ce lo dimentichiamo, forse. L’inganno perfetto mette uno davanti all’altro due fari del cinema britannico, Helen Mirren e Ian McKellen, la regina Elisabetta II di The Queen e lo stregone Gandalf de Il signore degli anelli, e il loro incontro è l’esca migliore di un thriller che lievita bene ma a un certo punto cede. Comincia a perdere il suo passo sicuro e felpato quando iniziano i flashback sul passato, quando la Storia inquina le storie, quando i sospesi e i disvelamenti si moltiplicano e moltiplicano. Resta comunque un intrattenimento alquanto godibile, grazie ai due signori di cui sopra che sanno manipolare gli spettatori con eleganza.

    Bill Condon, già regista di The Twilight Saga: Breaking Dawn1 e 2,Il quinto poteree La bella e la bestia, dirige da una sceneggiatura tratta dal romanzo di Nicholas Searle. Le atmosfere distinte (con la fotografia di Tobias Schliessler) e la sensazione di tensione nell’aria fanno ripensare a La migliore offerta di Giuseppe Tornatore.

    Mirren è Betty, una vedova che vuole rimettersi in gioco, anche se c’è l’occhio protettivo del nipote (Russell Tovey) a controllare ogni suo passo. McKellenè Roy, un arzillo seduttore che usa tutta la sua brillantezza per attirare la fiducia di Betty. Non senza un secondo fine. Betty è solare e accogliente, Roy si muove bene e sa ordire truffe da capogiro. Le vibrazioni tra i due sono ambigue. Lei esibisce gentilezza disarmante, lo invita nella sua casa di anonimi beige, pur mantenendo le distanze; lui ha i modi da piacione e una lingua che sa sistemare ogni oppositore. Betty si sta innamorando?

    Da Londra a Berlino, ecco che lo script cambia passo e il mistero si infittisce di trame e sottotrame. Intanto quei due, anche quando il film vacilla e percorre situazioni inverosimili, non vacillano. E ogni tanto danno spruzzate di umorismo.

    La musica ha un incedere maestoso, che fermenta lieve suspense. È composta da Carter Burwell, assiduo collaboratore dei fratelli Coen e autore delle colonne sonore di Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Carol.