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    VISTO DA MAXIM/Light of My Life, un viaggio dell’anima

    Fotografia: Scene da "light of my life" di casey affleck (notorious pictures)

    LIGHT OF MY LIFE – Regia di Casey Affleck, con Casey Affleck, Anna Pniowsky, Elisabeth Moss, Tom Bower. Drammatico, Stati Uniti, durata 119’.

    Sai quanto ti voglio bene? Fino al sole e ritorno. Per trenta volte”.

    Un amore tenero, devoto e assoluto tra padre e figlia, e ritorno. È Light of My Life (dal 21 novembre al cinema con Notorious Pictures), film opera seconda di Casey Affleck che l’attore statunitense – premio Oscar per Manchester by the sea – dirige, sceneggia e interpreta. Un racconto intenso ed emozionante, che si costruisce pazientemente su un ritmo deliberatamente riflessivo, di suspense ragionata: lo spettatore che si ritroverà sulla stessa lunghezza d’onda sarà conquistato dalla profondità emotiva, dalla forza semplice della narrazione e dalla fine lettura dell’animo umano, che sa essere splendente e terribile.

    La trama di Light of my life di per sé non è troppo originale e ricorda un altro buon film recente, Senza lasciare traccia di Debra Granik, ma quello che cattura è la complessità morale del rapporto tra padre (Affleck) e figlia (Anna Pniowsky).

    I due si aggirano guardinghi tra i boschi del Midwest americano: tenda, zaini e tanta circospezione. L’ambientazione potrebbe essere quella di normali tempi odierni, qualcosa di qui vicino. Rag ha undici anni e tante domande per cui pretende risposte sincere. Suo padre cerca di proteggerla come più può e intanto la addestra a cavarsela e ad affrontare la vita, istruendola alle fughe, insegnandole a nutrirsi di quello che la foresta offre, spiegandole l’etica, procacciandole libri, ricordandole la madre (Elisabeth Moss), rassicurandola e facendole apprezzare anche la loro quotidianità di nascondigli e attese: “Molti adulti si arrendono facilmente. Tu invece sei tosta, ascolti la tua voce interiore”. Storia di sopravvivenza e prova di genitorialità si intrecciano.

    Piano piano lo spettatore raccoglie indizi e dettagli, per scoprire che i due si ritrovano in un paesaggio post-pandemico e distopico, stranamente tranquillo (non daremo altri dettagli per non togliere il piacere della rivelazione). Insieme padre e figlia devono affrontare sfide difficili, tra minacce, lunghi tragitti a piedi, neve e freddo, in un mondo squilibrato che quel papà fatica a raccontare alla figlia. Anche se l’umanità è al collasso, la crudeltà persiste, famelica e brutale. Ma ci sono anche rare perle di solidarietà e una luce di speranza.

    Casey Affleck, come ci ha abituati, non parla ma bofonchia. Eppure, una volta scavallata la lunga storia della buonanotte che biascica ad apertura di film, quel suo tono di voce borbottato diventa lo specchio delle difficoltà di un padre che deve crescere una figlia in un mondo che toglie il fiato.
    Per l’esordiente Anna Pniowsky uno straordinario debutto cinematografico.