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    VISTO DA MAXIM/Le verità irrisolte di Deneuve&Binoche

    Fotografia: Scene dal film di Hirokazu Kore'eda (© L. Champoussin Bunbuku MiMovies, Bim Distribuzione)

    LE VERITÀ – Regia di Hirokazu Kore’eda, con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Ludivine Sagnier, Manon Clavel, Clémentine Grenier. Drammatico, Francia, Giappone, durata 107 minuti.

    “Non mi è mai piaciuto vivere sulla Terra”. Lo dice Catherine Deneuve nei panni di una grande attrice austera non più giovane, attaccata però alla sua aura da diva irraggiungibile, nel film Le verità, dal 10 ottobre in sala. Fabienne, il personaggio che interpreta e che il regista giapponese Hirokazu Kore’eda le ha cucito addosso, sembra assomigliarle un po’, e anche la Deneuve le ha trovato delleanalogie. “Ha molto di me”, aveva ammesso con la sua eleganza intaccabile a Venezia, dove il film ha aperto l’ultima Mostra del cinema (in concorso, senza ricevere premi). “È stato divertente interpretare un’attrice e anche madre”.

    Sua figlia Lumir, con cui ha un rapporto di distanza e recriminazioni, è incarnata da Juliette Binoche. Due perle del cinema francese, una contro l’altra, in una tensione reciproca che le respinge, soprattutto, e le attrae, sul filo di una sceneggiatura che cerca spesso frasi ad effetto, spesso in bocca a Deneuve, che del cinismo fa la sua armatura: “Preferisco essere stata una cattiva madre e una cattiva amica ma una buona attrice”.

    L’uscita del libro autobiografia di Fabienne è l’occasione per Lumir di tornare in Francia, dagli States, con al seguito il marito attore di serie B (Ethan Hawke) e la figlioletta (Clémentine Grenier). Lumir è una sceneggiatrice che cerca di trovare finalmente la verità del legame complicato e ostile con la mamma distante. Non a caso, nel nuovo film a cui sta lavorando Fabienne interpreta una madre che, per salvarsi da una morte per malattia, preferisce fuggire su un pianeta lontano, dove la malattia non evolve, e lasciare sua figlia sulla Terra.

    Kore’eda, tessitore abile di grandi intrecci e drammi famigliari, come il toccante Un affare di famiglia Palma d’oro a Cannes, questa volta,invece che centrare il cuore e le profondità insondate di legami di sangue e non, sembra parlare più all’intelletto. Gli irrisolti tra Deneuve e Binoche si risolvono spesso in schermaglie linguistiche e battute di spirito. Il passato, che Binoche prova a riaprire, vuole riaprire, sembra celare “verità” in fondo non così eclatanti, confessioni che non sconquassano.

    Intanto si muove la vita sul set di Fabienne, ostinata a non perdere il suo smalto ma alle prese coi cedimenti dell’età. Si muove tra magie (“La poesia è indispensabile nel cinema”) e banalità (“Sono un’attrice, non posso dire la verità nuda”).
    Kore’eda non tocca i suoi picchi di ricerca introspettiva ma ci regala comunque due profili di donne coriacee e profondamente umane, che portiamo con noi affettuosamente.