fbpx

    VISTO DA MAXIM/La vita invisibile di Beatrice Gusmão

    Fotografia: Una scena del film (Officine UBU)

    LA VITA INVISIBILE DI EURIDICE GUSMAO – Regia di Karim Aïnouz, con con Carol Duarte, Julia Stockler, Gregorio Duvivier,  Fernanda Montenegro, Barbara Santos. Drammatico, Brasile, durata 139’.

    Guida ed Eurídice, due donne così diverse, così prossime. La prima impetuosa e pronta a prendere di petto la vita. La seconda coscienziosa e diligente, in un sobbollir silenzioso. Sono le sorelle che si abbracciano e sostengono per poi perdersi e cercarsi a lungo, incessantemente, nel dramma brasiliano La vita invisibile di Eurídice Gusmão, film vincitore al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard, dal 12 dicembre al cinema con Officine Ubu. Sullo sfondo e attorno, avvolgente, fagocitante, peciosa, la Rio de Janeiro degli anni ’50, la famiglia conservatrice Gusmão e la sua mentalità oscurantista e patriarcale.

    Con colori saturi e l’obiettivo vicino ai personaggi, il regista Karim Aïnouz riprende il pensarsi a distanza delle due sorelle, interpretate rispettivamente da Julia Stockler e Carol Duarte. Il loro sfiorarsi senza vedersi, mentre si muovono tra menzogne ma non perdono mai la solidità stoica del sentimento che le unisce. Aïnouz intesse con ritmo languido e riflessivo, che può rendere faticosa la partecipazione emotiva.

    Guida, la maggiore delle due, dopo aver seguito il suo amore greco sulle ali della passione, torna a Rio da ragazza madre e viene allontanata da suo padre (Antônio Fonseca) come figlia svergognata. Eurídice, aspirante pianista professionista, non lo sa e la crede ancora lontana in Grecia, felice, innamorata e dimentica dei suoi affetti brasiliani.

    Ispirandosi all’omonimo romanzo di Martha Batalha, con La vita invisibile di Eurídice Gusmão Aïnouz vuole rendere visibili molte vite impercettibili, come quelle di sua madre, di sua nonna, delle zie e di tante altre donne del Brasile degli anni ’50, soffocate da una cultura iper-machista. Lo stile narrativo è tragico e cupo.

    Vicino alle due sorelle divise, si muovono personaggi orticanti e controversi, come il padre padrone che pensa all’onore anziché all’amore o il marito (Gregorio Duvivier) di Eurídice, dai modi melliflui, che chiama amore quello che invece è controllo e repressione. Ma c’è anche un personaggio meraviglioso, guarda caso una donna, Filomena (Bárbara Santos), ex prostituta schietta e verace: vive ai margini della società, barcamenandosi da sempre, ma è lei che ha il cuore più pronto ad accogliere Guida e il suo figlioletto rifiutato.

    Dopo un lento inesorabile balletto di destini, sospiri, rabbia e assenze, il finale risveglia attenzione e sentimenti, in un moto commovente.

    La vita invisibile di Eurídice Gusmão è stato scelto dal Brasile per rappresentare il Paese nella corsa agli Oscar 2020 nella categoria miglior film in lingua straniera.