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    VISTO DA MAXIM/Imprevisti digitali, ecco la cyber-parabola

    Fotografia: "imprevisti digitali" di Gustave Kervern e Benoît Delépin (officine ubu, ©Les Films Du Worso - No Money Productions)

    IMPREVISTI DIGITALI – Regìa di Gustave Kervern e Benoît Delépin, con Blanche Gardin, Denis Podalydès, Corinne Masiero, Vincent Lacoste, Benoît Poelvoorde. Commedia, Drammatico. Francia. Durata 106’.

    C’è solo l’imbarazzo della scelta. Se parlare del film o delle sue scelte musicali. Meglio, se parlare delle scelte musicali di due registi, Gustave Kervern e Benoît Delépin, che nella loro vita artistica di Francia – anche da attori, sceneggiatori, produttori –  si ritrovano spesso insieme con ottimi risultati (Mammuth e Le Grand Soir  per esempio) ottenuti anche ai maggiori festival internazionali come Cannes, Venezia e Berlino. Scelte musicali che appunto, in questo Imprevisti digitali (nelle sale dal 15 ottobre), ci mettono davanti al dèmone sonoro  di Daniel Johnston, vale a dire a ciò che per fortuna questo songwriter californiano ci ha regalato durante la sua carriera fuori steccato; e che purtroppo ci manca di lui nella sottrazione della sua vita spezzata.

    Parliamo di Underground generazionale, di canzoni e fumetti, ispirazioni grafiche e naturalmente canzoni (qua beatamente ascoltiamo Sense of Humor, First Day at Work, Devil Town, American Dream, True Love Will Find You in the End, Space Ducks Theme song), facendo una certa fatica a lasciare spazio al racconto del film. Che pure merita ogni  consenso per la sua intelligenza e la sua destrezza nell’incrociare, divertendo e facendo riflettere,  le esistenza di tre personaggi in un quartiere periferico francese fatto di anonime villette a schiera: Marie (Blanche Gardin), ricattata per un video porno girato quand’era ubriaca, terrorizzata dal rischio che lo veda suo figlio e ovviamente occupata a trovare il modo di eliminarlo dalla rete; Bertrand (Denis Podalydès), uomo divorziato còlto da passione per una centralinista di call center della quale conosce soltanto la voce e allo stesso tempo impegnato a difendere sua figlia dalle soperchierie dei cyberbulletti; Christine (Corinne Masiero) che per la sua dipendenza dai serial televisivi ha perso il lavoro e si è buttata a fare l’autista Uber ma ritiene inadeguate le scarse valutazioni ricevute dai suoi utenti.

    In montaggio alternato il film segue le tre piste proiettandosi inevitabilmente verso la loro aggregazione. Senza farsi mancare nulla, certo, a livello di soprusi e imposizioni del web sui protagonisti: disegnando una società dell’incompiutezza nella jungla di password, nei fiumi di carte di credito, nelle app-per-tutto, nel condizionamento da social, nell’obbedienza coatta alle imposizioni della rete, nel fantasma della libertà  (chiedo scusa a Buñuel…) che flotta ovunque. Il titolo originale, Effacer l’historique propone di “cancellare la cronologia”, nel senso di ripartire da zero ripulendo in sostanza delle vite intrappolate nella gabbia di internet e del suo grande occhio;  e il tiepido, forse chimerico ammutinamento che Marie, Bertrand e Christine sembrano ad un certo punto attuare, più che a raccogliere quell’esortazione pare inclinarli verso un fatalistico adattamento.

    Resta peraltro efficace, a livello di concetti e promesse, lo stesso titolo italiano, perché gli “imprevisti digitali” sono disseminati ovunque nella storia galleggiante fra commedia e dramma, ora sul piano del reale, ora su quelli del surreale, del grottesco e del paradossale sullo sfondo di una parabola corrosiva e sarcastica.  Con una recitazione sempre vivida e partecipata e un impianto narrativo piuttosto spontaneo che attraverso i dialoghi e la sua stessa evoluzione elude ogni trappola di convenzionalismo, considerato il tema tanto a rischio-banalità. E l’opzione Johnston, in queste ottiche, non è certo casuale.