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    VISTO DA MAXIM/Il primo Natale, festa Ficarra&Picone

    Fotografia: "Il primo Natale" di Ficarra e Picone (Medusa Film)

    IL PRIMO NATALE – Regìa di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, con Ficarra e Picone, Massimo Popolizio, Roberta Mattei, Giacomo Mattia, Giovanna Marchetti. Commedia, Italia. Durata 100’.

    A volerla mettere seriamente, si dovrebbe dire che qua l’interazione spaziotemporale trova il suo momento di gloria, una specie di celebrazione della sua agilità elastica. E che la macchina del tempo, tante volte messa in moto al cinema con alterne fortune, funziona con leggerezza incisiva. Con  Il primo Natale (dal 12 dicembre in sala) Ficarra & Picone tornano poco meno di due anni dopo L’ora legale, la loro maggior affermazione al boxoffice e per la prima volta affrontano l’arena delle festività cinematografiche par excellence (il titolo contiene il doppio senso): pizzicando le corde giuste della comicità, dei contenuti  e dei sentimenti tra sacro e profano, religione e Storia, motivi sociali e fervore civile. Sempre nell’àmbito di una commedia intelligente, sàpida e garbata.

    Naturalmente il film ha a che fare col Presepe. Simbolo del quale è infervorato Valentino (Picone), parroco di Roccadimezzo Sicula, il quale aspetta, si può dire, tutto l’anno per allestirne uno vivente la vigilia di Natale. Più o meno gli stessi obiettivi, ma di opposta natura, ce li ha Salvo (Ficarra), predatore palermitano di oggetti sacri che ha deciso di puntare al prezioso Bambinello custodito da Valentino per festeggiarne a modo suo la nascita. Il furto, senza dubbio maldestro, non riesce fino in fondo, il prete scopre il ladro ma l’inseguimento che ne deriva ha un esito impensabile nel mondo reale perché infilandosi in qualche eccentrico pertugio i due si ritrovano nell’anno zero della Palestina, alla vigilia di quello che, con ogni evidenza, non può ancora chiamarsi Natale.

    Gesù deve nascere tra le risapute insidie, in cima quella rappresentata da Erode (Massimo Popolizio in verità esemplare nella parte), via via le altre trappole nella certezza, però, che se non ci fossero quei due a risolvere la faccenda con la conoscenza dei fatti e l’applicazione delle relative contromisure, gli eventi potrebbero perfino prendere un corso inaspettato. Alla fine, è ovvio, i vari pezzi dovrebbero andare al posto giusto, non senza che Salvo e Valentino, adombranti figure bibliche, si neghino di capeggiare un piccolo exodus di perseguitati che magicamente potrebbe riportarli nel 2019. Dal primo Natale all’ultimo, insomma. Con un occhio alla migranza e all’accoglimento.

    Va da sé che i meccanismi del gioco e della favola siano completamente scoperti. Nel senso che Ficarra e Picone non solo non si prendono minimamente sul serio, ma fanno di tutto per lavorare con gli attrezzi di quella farsa con logiche di cartoon e vagamente pupesca che più è loro congeniale; attribuendo tuttavia ad ogni pagina una densità di azione e di significati che puntano in pari misura allo spasso più brillante e alla considerazione su argomenti  di maggiore impegno. Merito loro in primo luogo ma anche di chi gli ha lavorato accanto nella sceneggiatura, cioè Nicola Guaglianone e Fabrizio Testini, riuscendo collettivamente nell’impresa  non facile di divertire (molto) facendo riflettere; sfoderando tra una risata e l’altra un film pieno di grazia contestualmente intesa quale gentilezza, rispetto e prossimità religiosa.

    In un certo senso questa commedia arzilla, dalla traiettoria circolare che si apre ad una “visione terza” delle cose (rilegge il passato con gli occhi del presente e attraverso questo interviene affinché tutto vada come deve andare producendo  una nuova realtà di finzione), nella sua sobrietà e nel suo candore si propone ad una interessante lettura formale – molto ricercata ed evocativa, tra l’altro, la fotografia di Daniele Ciprì – e d’impianto cinematografico, raffinatezze abilmente impastate con le regole migliori dell’umorismo e con quell’esuberanza sfrigolante che s’accompagna da sempre all’opera  della coppia artistica.