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    VISTO DA MAXIM/Il mio profilo migliore, social e bugie

    Fotografia: scene da "il mio profilo migliore" (I wonder pictures, ©diaphana films)

    IL MIO PROFILO MIGLIORE – Regia di Safy Nebbou, con Juliette Binoche, François Civil, Nicole Garcia, Charles Berling, Guillaume Gouix. Drammatico, Francia, durata 101’.

    Lei, Juliette Binoche, menhir al centro di tutto che accoglie su di sé ogni inquadratura e fragilità femminile, è l’anima certa di un film incerto, Il mio profilo migliore, dal 17 ottobre al cinema distribuito da I Wonder Pictures. Il regista francese Safy Nebbou adatta il libro Quella che vi pare (Celle que vous croyez) di Camelle Laurens e cerca di portare a galla paure recondite di una donna sui 50 tradita dall’amore, mescolandole a bugie, non detti, identità artefatte sui social, duelli verbali tra paziente e psicoterapeuta, spuntati.

    Cinquantunenne al suo sesto lungometraggio, Nebbou cerca uno sguardo sofisticato e svolte e risvolti di trama che sembrano più stratagemmi poco riusciti e incoerenti che flutti naturali,  che convincano. E si torna lì, a lei, Juliette Binoche, che con la sua statura di attrice rende tutto più accettabile e porta a riflettere sulle sicurezze che, dopo una certa età, si decompongono, e su vite e convinzioni interiori da ricostruire. Su di lei solo una “pecca”: è troppo bella, anche ora, senza lifting e zigomi rifatti, per poter interpretare una cinquantenne che non si crede bella.

    Lei, interpreta Claire, donna separata con due figli. Ha una relazione con un uomo più giovane che però non vuole continuità e sentimenti. Frustrata e insicura, si rifugia su Facebook e, tramite un profilo finto creato ad hoc, adesca un amico del suo amante, anche lui giovane (François Civil). Si finge ventiquattrenne, bionda e avvenente. Tra i due si innesca un rapporto intenso di chat, telefonate, giochi erotici via smartphon, senza incontrarsi mai dal vivo.

    Claire, con la faccia di chi nasconde chissà quali colpe, racconta tutto alla sua psicanalista, guarda caso una donna che ha superato la giovinezza, come lei, e che sostituisce il suo terapeuta ammalato. Ecco che qui si alza, prepotente, lo sforzo di regia di creare una tenzone tra le due over 50, una di fronte all’altra. Lei, Claire, che provoca la dottoressa (Nicole Garcia), chissà perché. Lei, Claire, così irrisolta e irrisoluta fuori dallo studio medico e invece così graffiante lì dentro.

    La sceneggiatura, scritta da Nebbou insieme a Julie Peyr, fatica a trovare i toni giusti anche se ha il merito di osare e smuovere riflessioni. A Juliette Binoche, ancora lei, un’ennesima lode. A 55 anni non ha timore di mettersi a nudo. In ogni senso. Mostra il suo corpo senza veli, il suo viso senza trucco. Negli ultimi anni si è messa addosso svariati personaggi femminili complessi, esplorando le ansie di una donna che sta invecchiando, senza nascondersi. Non solo oggi ne Il mio profilo migliore. Nel 2017 ne L’amore secondo Isabelle è stata una cinquantenne ferita e frenetica alla continua ricerca dell’amore. In Sils Maria (2014) eccola nei panni di un’attrice famosa chiamata a fare il ruolo della donna più matura nella pièce che l’aveva resa celebre nella parte della giovane.
    In ogni caso, anche in passato, lei, si è messa a nudo, corpo ed emozioni. Come le tante donne a cui dà volto su schermo Juliette invecchia, ma lo fa a viso aperto e trovando anche nella maturità bellezza.