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    VISTO DA MAXIM/Hammamet, la tragedia umana di Craxi

    Fotografia: "hammamet" di gianni amelio (01 distribution)

    HAMMAMET – Regia di Gianni Amelio, con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Alberto Paradossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Renato Carpentieri, Claudia Gerini, Omero Antonutti, Giuseppe Cederna. Drammatico/biografico, Italia, durata 126’.

    Condottiero di quegli anni Ottanta di italiche vacche grasse e floridità economica, poi re caduto e disprezzato con becera violenza, Bettino Craxi rivive nella sua passione da “esiliato” in Hammamet di Gianni Amelio (dal 9 gennaio al cinema).

    A vent’anni dalla sua morte, avvenuta il 19 gennaio del 2000, il regista lo inquadra con occhio sincero e imparziale, ritraendolo nei suoi mali fisici e interiori, sorretto da una figlia che lotta per lui, che sopporta dolorosamente e supporta devotamente, con amore strabordante. Un film che, pur non ergendosi a difesa di Craxi, punta il dito contro il giustizialismo e il facile giudizio.

    Pierfrancesco Favino, sempre più punta di diamante del cinema italiano, porta su di sé tutto il peso corporeo ed emotivo dell’ex leader socialista, la sua tracotanza non doma, la statura politica nonostante le ladrerie commesse, l’ego ferito.

    È impressionante la sua somiglianza con Craxi, non solo nel trucco prostetico per cui bisogna riempire di lodi Andrea Lanza, prosthetic make‐up designer. Favino, come aveva fatto pochi mesi fa ne Il traditore di Marco Bellocchio mettendosi addosso Tommaso Buscetta, ora coglie la gestualità del politico del garofano rosso, il modo di muovere le mani, di piegare il collo, l’incedere maestoso e pesante dei passi.

    Amelio inizia il racconto quando la polveriera di Mani pulite sta per scoppiare. E poi, ecco, ritroviamo l’ex presidente del consiglio nella sua latitanza in Tunisia, nella villa di Hammamet di cui tanto si vociferavano i fasti. La figlia Stefania Craxi (interpretata nel film da Livia Rossi) ha concesso che le riprese venissero effettuate nella reale residenza tunisina di Craxi per sfatare il mito della villa favolosa. In realtà si tratta di una villa in cui moltissimi sognerebbero di abitare, ma non è Buckingham Palace.

    Per creare un contraddittorio, Amelio contrappone a Craxi una figura che sbuca all’improvviso, il giovane e spiritato Fausto (Luca Filippi), figlio di un braccio destro di Craxi morto suicida. La tensione tra i due funziona a metà: Favino/Craxi primeggia sempre, nel confronto, sia come credibilità che come urgenza emotiva. Funziona, invece, il rapporto padre-figlia: lui, così autoritario e incline agli scatti d’ira, lei protettiva e accogliente, in fondo così intensamente legati. Livia Rossi ha pathos abbastanza misurato per caricarsi addosso tutto il dolore di Craxi, dandogli le parole e le espressività che lui invece, uomo orgoglioso, negava.

    Orchestrato a mo’ di tragedia greca, Hammamet riesce a tenere alta la partecipazione per buona parte del film, ma si dilunga un po’ nella seconda parte. Stefania Craxi l’ha accolto con buone parole: “È un film intenso, che racconta una tragedia umana prima ancora che politica e Favino ricorda gli stilemi della tragedia classica. La verità di solito è più dura della fantasia, però un po’ di quella tragedia Gianni Amelio ha saputo riportarla e mi auguro che questo film riesca a far riflettere”.

    E poi la giusta esaltazione del talento di Favino: “Ha dato una prova d’attore degna dei grandi attori americani, dovrebbe vincere l’Oscar per questa interpretazione che è impressionante. Più che il timbro di voce mi ha impressionato la gestualità”.