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    VISTO DA MAXIM/Guida romantica (e anomala) a posti perduti

    Fotografia: "guida romantica a posti perduti" di Giorgia Farina (lucky red)

    GUIDA ROMANTICA A POSTI PERDUTI – Regia di Giorgia Farina, con Clive Owen, Jasmine Trinca, Irène Jacob, Andrea Carpenzano. Drammatico, Italia. Durata 107’.

    Bel film senza dubbio. Purché non venga in mente di chiamarlo on the road in cifra di ennesimo abuso in termini che, evocando Jack Kerouac, sarebbe nominare il nome di Dio invano. Basta che i pneumatici di una macchina rotolino sull’asfalto ed ecco fatto: on the road. Tanto per liquidare la faccenda travisando e corrompendo un’intera filosofia di vita.

    Fatta la premessa si va alla ricerca dei personaggi che animano la storia e il suo titolo assai evocativo messi in campo da Giorgia Farina, 35enne cineasta romana di formazione internazionale, qua al suo terzo film – presentato da poco alle Giornate degli autori di Venezia e in sala dal 24 settembre –  dopo Amiche da morire (2013) e Ho ucciso Napoleone (2015). Lei si chiama Allegra (Jasmine Trinca), blogger di viaggi tanto “fantastici” da essere inventati , crisi di panico ricorrenti e rapporto ondivago col fidanzatino Michele (Andrea Carpenzano); lui è l’inglese Benno (Clive Owen), crisi alcoliche ricorrenti, protagonista di un’epica serie di sbronze, inutilmente accudito da sua fin troppo comprensiva moglie Brigitte (Irène Jacob), cui mente proclamando improbabili sobrietà.

    Allegra e Benno vivono nello stesso condominio ma neppure si sfiorano fin quando lui, più ubriaco del solito, sbaglia porta e cerca di entrare in casa di lei nel segno del più plateale degli equivoci. E di un incontro-scontro che più tardi non impedisce ai due di partire(meglio, scappare) insieme a bordo della vecchia Golf di Brigitte per un viaggio dal fascino rovinoso su ruderi e vestigia di spazi abbandonati : attraversando l’Italia e la Francia per arrivare al luogo natìo di Benno.

    Guida vera e intrigante, ce n’è abbastanza per considerarla istruttiva (anche con l’aiuto della fotografia limpida di Timo Salminen): la Chiesa Allagata di San Vittorino, la Città Fabbrica di Crespi d’Adda, una parco giochi di sapore postapocalittico, lo Château De Fère-en-Tardenois (ma c’è anche una sosta nell’hotel liitrofo che porta quel nome),  la Stamford evacuata nel 42 per trasformarla in campo di addestramento militare…

    Siamo in due e nessuno di noi è normale”: Allegra e Benno sentenziano&convengono sull’evidenza del loro stato e sul senso di quel viaggio con due figure che vivono nella menzogna e nella sottrazione della realtà, tra le quali il gelo iniziale si dirada senza fretta col passare dei chilometri in una bizzarra e un po’ folle  forma di complicità.  In un film che coniuga, diciamo inevitabilmente, il tema del viaggio con quello della ricerca di sé e del compimento delle propria individualità. Approdando ad un finale sospeso, per la verità fulgente, anche nella base musicale (irresistibile) che l’accompagna poiché parliamo di Pretty Vacant dei Sex Pistols traccia d’apertura  di quel mitico album del 1989 intitolato No future UK? Quasi per contrasto, quell’onda punk rock investe un epilogo davvero speciale per intuizione figurativa, trasformandosi in un flusso così romantico da fornire un buon pretesto emozionale a tutto il film e perfino al suo titolo.

    Giorgia Farina mi sembra una fine e sobria interprete di sentimenti e psicologie. Virtù e risorse che qua esprime con agilità di stile e proprietà di linguaggio cinematografico sebbene potesse forse attivare due possibili e alternative varianti per ottenere un risultato perfetto: una maggiore inclinazione allo humour in taluni passaggi; una eco di suggestione e mistero in più nei luoghi visitati considerata la loro peculiarità. L’una o l’altra cosa insomma, sebbene l’osservazione resti a livello del tutto personale e nel rispetto delle scelte autorali: poiché non piace, qua, attivare il perverso meccanismo col quale la critica pretende di sostituirsi alla regìa. Specie parlando di un’operina niente male nella sua azione sincronica e nella struttura geometrica della sceneggiatura (di Farina stessa con Carlo Salsa e la riconoscibile collaborazione di Heidrun Schleef): lasciando agli attori principali, tutti con evidenti virtù recitative, l’adeguata esecuzione del disegno creativo.