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    VISTO DA MAXIM/Easy Living, 4 vite sulla linea di confine

    Fotografia: "Easy Living - La vita facile" di Orso e Peter Miyakawa (I Wonder Pictures - Unipol Biografilm Collection)

    EASY LIVING – LA VITA FACILE – Regia di Orso e Peter Miyakawa, con Camilla Semino Favro, Manoel Hudec, Alberto Boubakar Malanchino, James Miyakawa.  Italia, commedia, dramma. Durata 93’.

    Si può fare spaccio di medicine, alcolici e sigarette? Si dovrebbe chiamare contrabbando da un Paese all’altro nello spazio di poche centinaia di metri? Comunque si voglia considerare la faccenda, questo è uno degli speciali frammenti di quel “cinema di confine” che i fratelli Miyakawa scodellano, dopo alcuni corti, in questo Easy Living – La vita facile (in sala dal 24 settembre), loro esordio in un film di lungometraggio segnato da un’accentuata inclinazione alla commedia sporcata di dramma (o viceversa) su sfondo sociale, agli aspetti di cronaca recente e, come i due registi suggeriscono, alle loro esperienze di vita in termini soprattutto di ricordi d’infanzia.

    La contrabbandiera si chiama Camilla (stesso nome dell’attrice che ne recita la parte, Camilla Semino Favro), aziona con disinvoltura un flipper  Ventimiglia-Mentone per acquistare in Francia la mercanzia a un prezzo più basso rispetto a quello, fatto il percorso inverso, di quanto la rivende  in Italia. Nella sua vita s’accompagnano il fratellastro quattordicenne Brando (James Miyakawa) e il maestro americano di tennis Don (Manoel Hudec), rubacuori  un po’ bislacco, coi quali costituisce un vegeto e vispo  terzetto che non si fa ovviamente mancare una traccia di feeling tra maestro e contrabbandiera.

    Ma il tema non è soltanto questo, anzi. La storia prende a ribaltarsi quando accanto ai tre spunta la figura di un pittoresco migrante clandestino che staziona a Ventimiglia nella speranza di passare in Francia per raggiungere la moglie incinta a Parigi. Camilla, Don e Brando lo chiamano Elvis echeggiando Presley per via del suo abbigliarsi con camicia floreale e occhiali da sole inforcati pure nel sonno (l’attore è Alberto Boubakar Malanchino) e presto diventeranno i suoi amici del cuore. Tanto amici da arrischiarsi in un rocambolesco attraversamento di frontiera pur di riconsegnare Elvis agli affetti famigliari.

    Ci riusciranno? Vedere il crescendo d’azione finale per verifica, in capo a questo “film di confine”, che in sé raduna e sparpaglia molti elementi allegorici del suo stesso stazionare sull’intrigante linea di separazione di un mondo dall’altro, di un agire dall’altro, di una maniera d’essere dall’altra. Interrogandosi magari sul concetto stesso di limite e demarcazione: nel racconto e nella vita di quei quattro personaggi i quali, ciascuno per vocazione e urgenze proprie, vivono tutti una loro vita di confine.

    Ne nasce una commedia soffice e graziosa, a tratti un po’ ingenua – o indulgente a qualche fantasticheria di troppo, a meno plausibili fraseggi surreali a volte coi modi del cartoon – ma nel complesso carica di sentimenti buoni (diversamente da buoni sentimenti) nell’espansione dei suoi motivi umani e sociali, nell’espressione del pensiero che la guida nelle pratiche dell’amicizia, nella convergenza verso quella frontiera che diventa box comprensivo d’ogni aspirazione ed emozione. Con una recitazione sempre allineata alla necessaria leggerezza di genere e, nel complesso, con una rappresentazione di felice prologo alla carriera dei due fratelli registi.