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    VISTO DA MAXIM/Cafarnao e le infanzie maltrattate

    Fotografia: QUA SOTTO E NELL'ARTICOLO TRE SCENE DAL FILM (LUCKY RED)

    CAFARNAO – CAOS E MIRACOLI – Regia di Nadine Labaki, con Zain al-Rafeea, Nadine Labaki, Fadi Kamel Youssef, Cedra Izam, Kawthar Al Haddad, Yordanos Shiferaw. Drammatico, Libano, durata 123’.

    Nadine Labaki, bella e brava regista e attrice libanese, si toglie di dosso ogni minima traccia di commedia e affonda anima e buone intenzioni nella tragedia delle infanzie negate. Cafarnao – Caos e miracoli, dall’11 aprile al cinema, è una denuncia addolorata e dolorosa, strenuamente dalla parte dei più deboli: bambini tra miseria e incurie, ma anche clandestini in lotta per una loro parte nel mondo.

    Sono distanti i toni colorati e allegri di Caramel (2007), film d’esordio alla regia di Labaki, come pure quelli lievi ma pensanti di E ora dove andiamo? (2011). Adesso non c’è spazio per ironia e sorrisi. Ecco che si erge un dramma forte, accorato, che se ha una pecca, probabilmente, è proprio quella di voler bucare il cuore di chi guarda. Per farlo, sceglie il viso coriaceo e delizioso del piccolo Zain al-Rafeea: scelta giusta, certo, ma forse anche un po’ – passateci il termine – ruffiana.
    Cafarnao – Caos e miracoli ha vinto il premio della giuria al Festival di Cannes ed è entrato nella cinquina dell’Oscar al miglior film straniero.

    Protagonista è Zain (interpretato da Zain al-Rafeea, appunto), un bambino di dodici anni cresciuto a Beirut tra strada, lavori e trascuratezze genitoriali. Suo padre (Fadi Kamel Youssef) e sua madre (Kawthar Al Haddad) sfornano figli, destinati alla povertà e allo sfruttamento minorile. Quando stabiliscono di dare in sposa sua sorella minore Sahar (Cedra Izam), poco più che una bimbetta, Zain si ribella. Si ribella alla mancanza d’amore, si ribella all’oppressione, all’indifferenza e al non avere voce. Decide di denunciare i genitori e di portarli in tribunale. L’accusa? Averlo generato quando non erano in grado di crescerlo in modo adeguato, non fosse altro che dandogli affetto.

    In mezzo c’è tutto quello che può conquistare sensibilità tenere e giurie impegnate: bambini maltrattati, immigrazione clandestina, lavoratori stranieri, spose bambine, il concetto di frontiera, il razzismo, la paura dell’altro… Tutte cose maledettamente vere, sì. Molti degli stessi attori del film (quasi tutti debuttanti) al di là del set vivono esperienze simili a quelle messe in scena: la vita di Zain è analoga, quasi nei dettagli, a quella del suo personaggio; lo stesso vale per Yordanos Shiferaw che interpreta Rahil, immigrata irregolare. Per il personaggio della mamma di Zain, Labaki si è ispirata a una donna che ha conosciuto con 16 figli, allevati nelle stesse misere condizioni di Cafarnao, nutriti davvero con zucchero e cubetti di ghiaccio (sei sono morti, altri sono stati messi in orfanotrofio per mancanza di accudimento).

    Anche da tutte queste situazioni al limite è nato il titolo del film. Quando la trama era ancora in fase embrionale, Nadine espose al marito tutto quello che voleva raccontare e lui esclamò: “Certo che tutti questi spunti formano un vero cafarnao! Questo film sarà (un) cafarnao”.