Vibrazioni delle automobili ‘addormentano’ i conducenti

    Fotografia: Virbazioni causano sonnolenza al volante (Shutterstock)

    Un buon risposo prima di un viaggio in macchina a volte non evita incidenti. Dodici milioni di italiani, per esempio, sono a rischio di apnee notturne, un disturbo che ogni anno provoca 12.300 incidenti stradali e 250 morti. Non è questo l’unico problema in cui possono incorrere gli automobilisti.

    Costanti e dolci come il movimento di una carrozzina, le vibrazioni delle automobili cullano cervello e corpo, rendendo i conducenti più sonnolenti e influenzandone la capacità di concentrazione. Al punto che 15 minuti dopo l’arrivo in auto, la sonnolenza ha già iniziato a prendere piede e in mezz’ora sta avendo impatto sulla capacità di rimanere vigile.

    A ridosso dell’esodo estivo, a puntare l’attenzione sul problema del sonno alla guida, responsabile di circa il 20% degli incidenti stradali mortali, è uno studio condotto da ricercatori della RMIT University di Melbourne, in Australia. Il team multidisciplinare hanno supervisionato un gruppo di automobilisti in un simulatore virtuale, che replica l’esperienza di guida su una monotona autostrada a due corsie. I volontari sono stati testati con vibrazioni a basse frequenze (4-7 Hz, come quelle che si sperimentano al volante) e senza vibrazioni, prendendo come parametro la variabilità della frequenza cardiaca: la stanchezza indotta dalla vibrazione, infatti, rende più difficile svolgere compiti mentali, così il sistema nervoso si attiva per compensare, rallentando il battito del cuore. I risultati? Entro 15 minuti dall’inizio del test, anche le persone ben riposate e in buona salute mostravano segni di intorpidimento; in 30 minuti, la sonnolenza è stata significativa, richiedendo uno sforzo notevole per mantenere vigilanza e prestazioni cognitive. Quindi è aumentata progressivamente, raggiungendo il picco a 60 minuti.

    Gli effetti della vibrazione fisica sui conducenti “non sono stati ben compresi, nonostante rappresentino un problema per la sicurezza stradale“, spiega uno degli autori Stephen Robinson. I risultati, pubblicati sulla rivista Ergonomics, indicano che “i sedili dovrebbero essere progettati con caratteristiche che riducano questo ‘effetto cullante‘”.

     

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