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    Un Sagrantino, per amore

     
    Nel 1568 è stata ribattezzata “Ringhiera dell’Umbria”, per la sua bellezza e i panorami pittoreschi: dai belvedere di Montefalco, nelle giornate più limpide, si ammira infatti la dolcezza delle colline ricoperta da ulivi e vigneti, si scorgono le bellezze medievali di Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Spoleto, Gualdo Cattaneo, Bevagna, Perugia e, in lontananza, si scorgono i rilievi dell’Appennino, del Subasio e dei Monti Martani.

    Situata in cima a una collina che domina la pianura dei fiumi Topino e Clitunno, Montefalco è Città del Vino e Città dell’Olio, famosa perché patria di molti santi (tra cui la mistica Agostiniana Santa Chiara della Croce,1268 – 1308), per gli affreschi delle sue Chiese, per i suoi Santuari, per la sua singolare spiritualità e tranquillità e per il suo vino, in primis il Sagrantino di Montefalco Docg, emblema dell’essenza del suo terroir. Anzi, molto di è più visto che grazie ai suoi vini Montefalco e le zone limitrofe hanno conosciuto una rinascita turistica che rappresenta una delle case history più eclatanti d’Italia.

    Il Sagrantino è un vitigno autoctono la cui coltivazione si fa risalire ai primi frati francescani che lo utilizzavano, come si evince dal nome, per i “sacramenti”. Nel 1451 il noto pittore fiorentino Benozzo Gozzoli, chiamato dai francescani ad affrescare l’abside della loro chiesa, alludeva forse al Sagrantino dipingendo la bottiglia di vino rosso sulla mensa del cavaliere da Celano, negli affreschi dedicati alla vita di San Francesco.

    Data importantissima è il 1549, anno a cui risale il primo documento ritrovato che parla espressamente di Sagrantino: si trattava di un ordine di mosto di Sagrantino da parte dell’ebreo Guglielmo, mercante di Trevi, e di sua moglie Stella. Durante l’Esposizione Umbra del 1899, il Sagrantino ottenne un riconoscimento ufficiale, come vino “da dessert o da pasto superiore”. Come per molte altre grandi perle dell’enologia internazionale, infatti, anche la storia più remota del Sagrantino è legata alla produzione di vini dolci, ma è la versione “secca”, più recente, ad aver consacrato questo vino sulla scena dei grandi rossi italiani. Grazie a questo nuovo corso, il Sagrantino ha avviato la sua storia contemporanea, ottenendo il riconoscimento della Doc nel 1979 e della Docg nel 1992.

    Poche altre cantine in Italia si identificano così profondamente col Sagrantino di Montefalco come la Arnaldo Caprai. Una realtà unica, sinonimo di eccellenza italiana, capace di creare vini fuori dal comune per profondità, eleganza e longevità non solo rossi, ma anche bianchi.

    Marco Caprai

    Il merito di questa avventura di successo iniziata alla fine degli anni Settanta è di Marco Caprai, figlio di Arnaldo. È stato lui, infatti, a credere più di chiunque altro nella ricchezza del Sagrantino, reinterpretandolo in chiave moderna, attraverso i più innovativi metodi di produzione e di gestione aziendale, che gli hanno permesso di conquistare così i favori del pubblico e della critica di tutto il mondo. Il primo Sagrantino prodotto è il Collepiano, prima annata la 1979: dopo 22 mesi in barrique di rovere francese e almeno 6 mesi in bottiglia, è un vino di rara eleganza e potenza, setoso e ruvido al contempo, ricco di aromi di confettura di mora, pepe, chiodo di garofano e vaniglia, una nota balsamica e un tocco di cipria. In bocca si ritrovano molte di queste note e un grande tannino che garantisce una capacità di invecchiamento in grado di dare grandi soddisfazioni. Perfetto con carne alla brace, spezzatini e selvaggina.

    Se siete degli appassionati di arte, oltre che di Sagrantino, non potete perdere l’edizione limitata Caprai4love, un’iniziativa attraverso la quale parte del ricavato delle vendite contribuisce al recupero di beni culturali. L’ultima attività ha contribuito al restauro dell’affresco I Grandi Francescani, dipinto da Benozzo Gozzoli nella chiesa di San Francesco a Montefalco. L’affresco raffigura tre protagonisti della cultura italiana famosi nel mondo, Dante, Petrarca e Giotto, che hanno dato vita alla serie di tre etichette di questa edizione limitata di Montefalco Sagrantino Docg: rosso rubino impenetrabile, al naso è complesso, molto intenso, con note di prugne, confettura di ciliegia e spezie dolci. All’assaggio è profondo, potente, con sentori che vanno dalla confettura di mora alla rosa, dalla noce moscata al pepe, dalla resina di pino alla menta, dal chiodo di garofano al cacao. Il finale è lunghissimo, su retrogusto speziato e fruttato.