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    Tvboy e la street art al tempo del COVID-19

    Fotografia: Cover di Raffaele Marino - opere Tvboy press

    Sentire la mancanza dei nostri cari e degli amici è uno dei sentimenti più diffusi in questo periodo storico, e con loro sentiamo anche la mancanza della strada, del quartiere, della città e dei “luoghi del cuore” che sono lo scenario delle nostre giornate.

    Abbiamo chiesto a Tvboy, che della strada si nutre per dare vita alla sua arte, come vive la sua quarantena, la sua lontananza dai luoghi che lo ispirano.

    Come ti senti a dover stare chiuso in casa quando la tua vita, il tuo palcoscenico, è la strada?

    Innanzitutto voglio esprimere la mia solidarietà per chi, in questa situazione difficile e drammatica, sta male oppure ha i propri cari ammalati. Per questo, ritengo eticamente corretto, per un artista come me che lavora per strada, che ha come tela la strada, cambiare l’approccio del proprio lavoro. In questo momento sto lavorando su tela per preparare una grande mostra che vorrei fare appena sarà possibile.
    Il mio pensiero va ai bambini, perché sono coloro che ne risentono di più dell’isolamento, anche se più capaci ad adattarsi alle novità.

    Vivere un momento di “strade vuote”, quanto incide sulla tua fase creativa?

    È etico e importante, per gli Street Artists, rispettare la quarantena. È una situazione passeggera da vivere nei propri studi, dove hai più tempo per pensare, per cercare nuove idee e lavorare, come dicevo prima, su nuovi supporti, nel mio caso la tela.
    Si tratta solo di avere pazienza, aspettare che tutto passi e riprendersi la strada.

    Qual è l’impegno di un artista come te in questo momento storico?

    Con le opere realizzate prima della quarantena, “Mobile World Virus” con la Monna Lisa, “l’Amore al tempo del Coronavirus” dal dipinto di Francesco Hayez, e “Divided We Stand, United We Fall” con lo Zio Sam, ho voluto documentare questo periodo storico, un momento che ricorderemo per sempre e che troverà spazio nei libri di storia dell’arte come è stato per la febbre spagnola.

    Con lo stesso impegno sto affrontando il mio lavoro su tela rinchiuso nel mio studio, perché nonostante la gravità della situazione bisogna essere positivi e guardare al futuro.
    Per questo una delle prime tele di questo periodo, la “Our Guardian Angels”, l’ho voluta dedicare, è uil mio personale omaggio, a tutto il personale sanitario impegnato nella lotta al COVID-19. Loro sono gli eroi di questo periodo storico, uomini e donne che rischiano la vita per riportare tutti noi in una situazione di normalità.

    Questa immagine non la vedrete su strada, ma nella prossima mostra che sto preparando e su una pubblicazione dei miei lavori che sta per uscire.