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    Su Instagram niente più like? E ora?

     

    La sperimentazione di un Instagram senza like è appena cominciata e già fa molto discutere.

    Si tratta, per il momento, di un test ideato dal numero uno Zuckerberg di concerto con Tara Hopkins (capo delle politiche pubbliche) e rivolto a parte degli utenti di IrlandaItaliaGiapponeBrasileAustralia e Nuova Zelanda.

    All’utente viene comunicato che da quel momento per tutta la durata del test non potrà più vedere quanti like riceveranno i suoi post su Instagram.

    Il mese scorso, il team dell’App nata il 6 ottobre 2006, ha affermato “Vogliamo che Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimere se stessi. Ciò significa aiutare le persone a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanti like ricevono”, decisione anticipata anche durante F8, la conferenza di fine aprile per gli sviluppatori di Facebook a San Josè (CA).

    Senz’altro uno dei motivi alla base di questa svolta è molto verosimile che sia la rivalutazione del post nudo e crudo, nella sua ontologica naturalezza di contenuto, limitando l’effetto gregge, che ci fa regalare cuori anche a foto che non lo meriterebbero, solo perchè strapiene di likes.

    Ma è plausibile che qualcosa c’entri anche il fatto che una intera sezione della pagina Wikipedia English di Instagram è intitolata “Mental Health”.  Sì, Instagram ha molto di più a che fare con la salute mentale che il parmigiano coi maccheroni.

    Uno studio della Royal Society for Public Health inglese, su un campione di 1,479 ragazzini dai 14 ai 24 anni, ha dimostrato l’aumento di stress, ansia, depressione che il sistema dei likes porta quotidianamente agli utenti, soprattutto più giovani.

    Dal banale spreco di tempo, alla svalutazione di sé osservando la costruita “vita perfetta” degli altri contatti, approdando fino al grande tema dell’autostima legata alla body image, fortemente indebolita dal costante confronto. E quel che sembra l’elemento apparentemente più divertente e soddisfacente, ovvero la collezione di cuoricini rossi sotto i propri post, altro non è che un’arma a doppio taglio.

    E’ stato dimostrato, infatti, che ricevere notifiche, e soprattutto likes, rilascia dopamina, il neurotrasmettitore che sta alla base delle dipendenze:  lo squillo del telefono che ci segnala il commento di qualcuno riempiendoci di piacevole tensione, è una droga legalizzata.

    Il desiderio di approvazione ci ha fregato un’altra volta. Il pomo della discordia si è capovolto ed è diventato un cuoricino.

    A Zuckerberg probabilmente avrà fatto riflettere l’ovetto star di Instagram, che ha collezionato “mi piace” per tutto l’anno scorso, diventando l’immagine con più likes in assoluto, senza grandi sforzi di pose circensi o interventi chirurgici. Un (semplice) uovo.

    Oppure ancora, al fortunato ex studente di Harvard saranno fischiate forte le orecchie quando è stata messa in onda su Netflix la puntata “Caduta Libera” di Black Mirror.

    Lacie Pound, la protagonista, vive in un mondo dove i telefoni danno un punteggio ai profili di ogni contatto, in base alla popolarità. La ragazza ha 4 stelle, ma per poter ottenere uno sconto sulla nuova casa, deve ottenerne 4,5. Viene invitata ad un matrimonio di una sua amica d’infanzia a cui parteciperanno molti utenti con indici alti, solo perché il suo profilo ha un punteggio buono, e decide di andarci, dato che parteciparvi le frutterà altre stelline grazie alle quali potrà raggiungere i punti sperati e comprare casa.

    Come finisce? (Spoiler alert!) Il suo volo è in ritardo e lei commette un fatale errore: risponde in modo alterato alla Security dell’aeroporto che aveva riservato dei posti su un altro aereo solo ad utenti con punteggio più alto, e per punizione questi le abbassano il suo. Così a caduta libera verso la fine del sogno della popolarità.

    Suona un po’ familiare? Forse le orecchie del re dei social network sono fischiate troppo forte per restare fermo sul divano e passare alla puntata successiva.