Storie di Mondiali ed errori. La Var aiuterà gli arbitri?

Fotografia: Var in azione (ANSA)

‘Era rigore’ o ‘non era rigore’? L’amletico dubbio da stadio è dialettica da bar dello sport ma garantire uno spettacolo il più possibile pulito e di alto livello non lo è, per rispetto del gioco e dei tifosi. Ne sa qualcosa la Juventus che in Europa ha pagato l’assenza della Var, vedendosi sbattere in faccia dall’arbitro Oliver la porta di accesso alla semifinale di Champions League, con un rigore concesso al Real Madrid nei minuti di recupero del ritorno dei quarti, una decisione che ha vanificato una storica rimonta. Tuttavia, volendo trovare del bene nel ‘male’, potrebbe essere stato proprio quel episodio a innescare una reazione a catena che sta facendo discutere della possibile introduzione in Champions League dell’arbitro in cabina.

La Var è stata adottata da pochi campionati, tra i quali la nostra Serie A (vietato nominarla in casa della Lazio che è stata spesso penalizzata dall’assistente elettronico) e la Bundesliga, motivo per il quale è giusto parlare di tecnologia ancora sperimentale; tuttavia,  questo non significa che sia sbagliata a priori la scelta di portarla in Russia per il Campionato del mondo.

Il Mondiale si gioca ogni 4 anni, è uno degli eventi più attesi dagli appassionati e, proprio per la sua brevità e intensità, ha bisogno dei migliori arbitraggi possibili, come conferma la storia sportiva dell’evento.

Nella finale del 1966, dopo il 2-2 dei tempi regolamentari i padroni di casa dell’Inghilterra beneficiarono di un goal fantasma di Geoff Hurst, una non rete eclatante che spinse i leoni alla vittoria per 4-2. I tedeschi si presero la ‘rivincita’ 44 anni dopo quando, durante gli ottavi di finale del mondiale sudafricano del 2010, l’inglese Frankie Lampard non si vide convalidare il goal del 2-2: la palla dopo aver sbattuto sulla traversa superò interamente la linea di porta (per la cronaca la squadra di Capello fu sconfitta 4-1).

Germania (quella Ovest) ancora una volta protagonista in negativo nella semifinale del 1982 contro la Francia. Il portiere tedesco Schumacher abbatté il francese Battiston lanciato a rete, lasciandolo a terra svenuto (commozione cerebrale), con due vertebre incrinate e due denti in meno. Nessuna ammonizione, nessun rosso: un sondaggio del quotidiano transalpino ‘Le Figaro’ incoronò l’estremo difensore come il tedesco più odiato di sempre, addirittura davanti a Hitler.

Altro errore arbitrale a Italia 90, nella finale fra Germania Ovest e Argentina. A 6 minuti dalla fine, fallo in area di Sensini su Voeller; il fischietto messicano Codesal Mèndez non ebbe dubbi nell’assegnare un penalty alla formazione europea, poi trasformato da Brehme: la Germania Ovest alzò la sua terza ‘ultima’ Coppa del mondo, prima della caduta del ‘muro’ e dell’unificazione politica con l’Est.

Quattro anni dopo, fu l’Italia a salire sul banco degli imputati. Il 9 luglio del 1994, al Foxboro Stadium di Boston, nei minuti di recupero dei quarti di finale con la Spagna, Mauro Tassotti stese Luis Enrique con una gomitata al naso in piena area di rigore, non rilevata dall’ungherese Puhl. Finì 2-1 per gli azzurri ma Tassotti pagò il suo gesto con 8 giornate di squalifica: per la prima volta un giocatore fu squalificato tramite prova tv.

Mondiale 2002, basterebbe fare il solo nome di Byron Moreno per descriverlo: quel torneo fu in assoluto uno dei peggio arbitrati, popolato di ‘fantasmi’ e dubbi che accompagnarono il viaggio della Corea del Sud, paese ospitante, fino alle semifinali. Vergognosa, tra le altre cose, la sceneggiata di Rivaldo nei minuti finali di Brasile-Turchia; colpito sul ginocchio da una pallonata di Hakan Unsal, il brasiliano di gettò a terra mani al volto: il giocatore turco fu espulso, quello verdeoro se la cavò con poche migliaia di euro di multa.

Di storie ce ne sarebbero altre da raccontare ma, allargando il discorso alle qualificazioni, è doveroso ricordare Francia – Irlanda, spareggio per i Mondiali del 2010, deciso a favore dei transalpini da una rete del ‘blues’ Gallas, viziata inizialmente da uno stop di mano di Henry.

Chi è arrivato alla fine della storia non potrà non aver notato l’assenza del goal irregolare per eccellenza: la mano de dios. La rete di mano di Diego Armando Maradona all’Inghilterra nel 1986 un giorno sarà riportata anche nei testi scolastici di storia ma forse non tutti sanno che, recentemente, il Pibe de Oro si è detto favorevole alla Var. Un consiglio significativo, se dato dall’esperto per eccellenza in materia.

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