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    Stop a icone della magrezza in pubblicità

    Fotografia: La pubblicità verso "canoni" quotidiani e non modelli negativi (Shutterstock)

    Anoressia e bulimia sono gli incubi di molti genitori che vivono il dramma dei loro figli, ragazzi che, per perseguire un ideale estetico distorto, a volte visto in una pubblicità, rovinano le loro esistenze e quelle di chi li ama.

    È entrata in vigore una modifica del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che vieta di utilizzare in pubblicità immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare nocivi per la salute.

    L’articolo in questione disciplina la comunicazione commerciale di prodotti o servizi suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente e, in generale, vieta il ricorso in pubblicità a rappresentazioni che possano indurre il pubblico a sottovalutare le regole di prudenza o a ridurre il senso di vigilanza e responsabilità verso i pericoli. La modifica introdotta include ora in modo esplicito anche quelle rappresentazioni che richiamano palesemente condizioni patologiche del comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia. La modifica nasce dalla consapevolezza degli operatori della comunicazione che i modelli estetici proposti dalla pubblicità possono in qualche misura condizionare soprattutto il pubblico dei più giovani nel perseguire determinati stili di vita e canoni estetici. Certamente i disturbi del comportamento alimentare sono legati a particolari condizioni di disagio psichico le cui cause sono molteplici. Tuttavia inseguire dei modelli estetici veicolati dai mass media che esaltano le “icone della magrezza” può contribuire negativamente ad alimentare tali disagi e suggerire comportamenti errati nei soggetti già predisposti.

    Da qui l’assunzione di responsabilità da parte dell’Istituto, degli Enti e degli operatori che ne fanno parte, nel dare il proprio contributo a vigilare su questo nuovo fronte, attivando i propri meccanismi di sanzione laddove si riscontrino messaggi in contrasto con la nuova norma.

     

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