Spesa: ecco i ‘superfood’ più ricercati dagli italiani

    Fotografia: I superfood secondo gli italiani (Shutterstock)

    L’immagine di una tavola italiana con il classico piatto di pasta al pomodoro sta diventando anacronistica. Gli italiani stanno allargando le loro vedute in fatto di cibo, iniziando a sperimentare la cucina etnica e puntando su prodotti bio o su quelli importanti da un punto di vista nutrizionale e salutistico.

    Mandorle e avena, farro e quinoa, semi di lino e mirtilli, stevia e farina di riso: ci sono alimenti molto gettonati per il loro profilo salutistico e così apprezzati dagli italiani da spingere a comprarli anche quando sono usati come ingredienti. Una tendenza che l’Osservatorio Immagino ha colto in una analisi condotta su 54.300 prodotti alimentari di largo consumo, venduti in supermercati e ipermercati di tutta Italia.

    Sono sei i “superfood” più diffusi nel nostro paese: la cannella, il sesamo, i semi di chia, l’olio di riso e la canapa. A questi si aggiunge la curcuma che, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Immagino, nel 2017 ha visto crescere di oltre il 60% il giro di affari, superando i 10 milioni di euro. Il titolo di regina 2017 dei “superfood” in Italia spetta comunque alla mandorla, che ha consolidato la leadership già ottenuta nel 2016. L’anno scorso è stata segnalata sull’1,3% dei prodotti alimentari del paniere dell’Osservatorio Immagino e il giro d’affari è aumentato 14,6% rispetto ai 12 mesi precedenti.

    Conferme positive anche per gli altri alimenti-ingredienti più diffusi, come mirtillo, avena, farro, cocco, zucchero di canna e stevia. Sul trono resta lo zenzero, che, benché sia sulla cresta dell’onda già da un paio di stagioni, resta il superfood del momento. Nel 2017 il giro d’affari della nicchia di prodotti che hanno lo zenzero come ingrediente evidenziato in etichetta (lo 0,3%) ha messo a segno un vero record: il 91,6% di crescita annua, raggiungendo i 36 milioni di euro. Molto dinamiche nel 2017 sono risultate anche le vendite dei prodotti contenenti semi di lino, arrivati a superare i 21 milioni di euro (+51,5% rispetto al 2016), e quinoa, che ha generato 50 milioni di euro (+43,1%).

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