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    Sergio Valente: hair stylists schiacciati dal COVID-19

     

    Mercoledì 3 giugno. Questa la data in cui dovrebbero poter riaprire anche loro. Barbieri, parrucchieri e saloni di bellezza sono tra le categorie più colpite dall’emergenza Coronavirus e rischiano di dover vivere la ‘fase2’ da spettatori ancora per quattro settimane. Alcune Regioni pensano di anticipare la data di riapertura mentre si moltiplicano le denunce per gli operatori ‘abusivi’ che si recano direttamente a casa del cliente con tutti i rischi per la sicurezza personale di questi ultimi, anche superiori a quelli del solo Coronavirus.

    In tutta Italia si alzano forti le contestazioni degli operatori del settore, già da oggi impegnati a fare i conti con la pesantissima ricaduta economica di questi due mesi di inattività. Proteste civili, flashmob e iniziative stravaganti per dare voce a una protesta che si fonda – secondo chi se ne fa portavoce – non solo sulla preoccupazione per il proprio futuro e per quello dei propri dipendenti ma su dati certi e comprovabili. ‘Siamo pronti a riaprire in sicurezza!, ripetono.

    C’è chi va addirittura oltre, come Paride Matarazzo, il titolare di ParideEmme, salone al centro di Roma, che si spinge a lanciare il ‘Partito del capello italiano’ (offrendo al simbolicamente a Giuseppe Conte la tessera numero 1) e sta organizzando, per il 4 maggio alle 10, l’iniziativa #concertodiphon, phon accesi in tutti i saloni. Una mobilitazione che punta a farsi ascoltare!

    Tra serio e faceto, la situazione è veramente pesante. Le proposte sono concrete: mantelline e asciugamani monouso, schermi di plexiglass, pettini e spazzole sterilizzati, guanti e camici usa e getta. Niente sala d’attesa, appuntamenti solo su prenotazione. I parrucchieri si preparano a ripartire dopo questa emergenza coronavirus. La richiesta è quella di anticipare le riaperture previste tra un mese, un tempo talmente lungo da mettere seriamente a rischio la sopravvivenza stessa di molte attività.

    A fianco dei più piccoli si schierano anche i Big del settore. ‘Celebrità’ del livello di Sergio Valente, uno dei migliori coiffeur internazionali, si sono spese in prima persona per perorare la causa di una riapertura anticipata.

    Sergio Valente con Virna Lisi

    Da oltre 60 anni hair stylist di modelle, dive e nobiltà romana, Sergio Valente ha cominciato la sua carriera con una copertina di Vogue Italia firmata da Helmut Newton, in seguito ha lavorato con i più grandi stilisti. Tante le celebrity che si sono affidate alle sue mani: da Charlize Theron a Sharon Stone, da Virna Lisi a Catherine Deneuve, Claudia Shiffer, Cindy Crawford, Helen Mirren…

    Maxim Italia ha raccolto le riflessioni di Sergio Valente.

    Buongiorno Commendatore. Qual è la situazione attuale e come vi state organizzando in vista dell’apertura del 1° giugno?

    Preferisco Sergio. Il titolo di Commendatore al Merito della Repubblica italiana mi riempie di orgoglio perché è il riconoscimento del risultato di una carriera di oltre 60 anni ma tutti mi hanno sempre chiamato semplicemente Sergio e mi piace che continuino a farlo. Tornando a noi… inizialmente il Coronavirus ci è sembrata una cosa minima, non ci aspettavamo tutto questo. Lo abbiamo sottovalutato. Poi, man mano siamo diventati sempre più coscienti dei pericoli e abbiamo visto l’evolversi in negativo di una situazione che sta mettendo in ginocchio un intero settore. Non credevamo di stare così tanto tempo fermi e lontani dal nostro luogo di lavoro, dalle nostre clienti. È una situazione che spaventa, non tanto per noi datori di lavoro ma soprattutto per chi collabora con noi e di conseguenza le loro famiglie. Viviamo una situazione di incertezza. A oggi, sappiamo che apriremo dopo il primo di giungo, ma non è detto. La paura è quella, con la ripartenza, di non poter assicurare il lavoro a tutti i nostri dipendenti. Cerchiamo di essere positivi ma il primo giugno, anzi il 3 giugno, è lontano.

    Cosa pensa delle misure adottate dal Presidente Conte?

    Questa domanda mi e stata fatta più volte proprio riguardo alla battaglia che con i miei colleghi stiamo facendo per riaprire il prima possibile.  Non dico né bene, né male. Dovrebbe però contornarsi di esperti del settore che sanno cosa è la vita di un lavoratore di qualsiasi professione, ordine e grado. Ci sono delle cose dette che non quadrano e probabilmente suggerite da persone non esperte. Faccio un esempio. Che senso ha aprire i musei se gli italiani non hanno la possibilità di andarci e i turisti non ci sono? È una domanda che mi pongo e parlo da appassionato di musei. Credo, sarebbe stato meglio aprire settori che rischiano di chiudere definitivamente, appunto i negozi di parrucchieri, i centri estetici, la toelettatura di animali, i centri sportivi. Ovviamente dando regole chiare e precise. Ma anche date certe, viviamo con una vera e propria spada di Damocle sulla testa.

    Quali misure adottare e come fronteggiare la crisi?

    Le parole chiave sono Igiene e Sicurezza. Sono delle linee guida che, se rispettate, possono far sì che le clienti usufruiscano dei servizi del salone di bellezza in tutta sicurezza. Saranno predisposti carrelli di sterilizzazione, potenziati gli impianti di areazione e, chiaramente, utilizzati il più possibile materiali usa e getta. Poltrone distanziate di almeno un metro, kit monouso, spazzole sterilizzate e tanto altro ancora. È, fondamentalmente, una questione di organizzazione. Altrimenti una vera e propria ‘arte’ rischierebbe di essere schiacciata da questa pandemia.

    Molti locali, per dimensioni, consentono già di poter rispettare la distanza di sicurezza. Si tratta di istruire il personale e metterlo in condizioni di lavorare bene. Per gli altri sono molti i progetti che sono stati proposti dalle aziende del settore per la messa in sicurezza. A esempio, c’è il progetto ‘Post Covid’ dell’azienda Maletti di Reggio Emilia, tra le più importanti a livello europeo, che ha messo a punto un sistema rapido e modulabile, in linea con i decreti del Governo e già venduto in tutto il mondo, per riaprire il proprio salone in tutta tranquillità.

    La galleria fotografica del SALONE COVID realizzato da Maletti Group e Giovannoni Design

    Sono, in tutti i casi, ulteriori impegni di spesa per gli imprenditori del settore già impegnati a cercare di salvaguardare i loro dipendenti. Dovranno essere riviste anche le ore lavorative. Lavori tecnici sulle teste delle clienti che prima potevano essere fatti in mezz’ora, ora avranno bisogno di molto più tempo, anche perché le clienti è da più di tre mesi che non usufruiscono dei servizi del parrucchiere. Solo pochi, in questa difficile situazione, potranno pensare di aumentare il personale. È da considerare, purtroppo, anche un altro aspetto più si allunga il periodo di stop forzato più negozi non riusciranno a riaprire, le tempistiche sono molto importanti. Certo è impensabile che si possano tagliare i capelli e utilizzare prodotti con i guanti. Io, ad esempio, taglierò i capelli bagnati a mani nude e successivamente me le laverò accuratamente. Ci si dovrà distanziare di più dalla cliente, rimanendo alle spalle e mai di lato. Insomma, sono dei veri e propri cambiamenti soprattutto psicologici cui, purtroppo, dovremo imparare ad abituarci.

    Lei come si è interfacciato con il suo personale riguardo a questo periodo di fermo?

    Abbiamo fatto più riunioni per metterli al corrente delle problematiche e delle nuove regole di lavoro. Ma sono fiducioso, il mio è un team di esperti professionisti che hanno voglia di lavorare.  Non possiamo permetterci di sbagliare perché si tratta dalla salute delle persone. Non solo quella del cliente ma anche di noi che lavoriamo. Bisogna rispettare le regole, tutti insieme.

    Sergio Valente con il suo team
    Come vive questo momento eccezionale?

    Una cosa la posso dire con certezza, in 60 anni di carriera ho viaggiato tanto, soprattutto per lavoro (ho avuto due saloni a New York), ricordo ancora la crisi dopo la tragedia al World Trade Center, ancora prima la grande recessione economica del 2007, la guerra in Iraq… io ho un motto “rinascere e ricominciare” questa è una cosa che dirò sempre al mio personale e alla mia clientela.

    Parlando di carriera, quest’anno sono 60 anni dall’inizio della sua professione, le sarà dedicato un tributo? 

    Era in programma una mostra in una fantastica location romana con immagini fotografiche, video di repertorio, installazioni e tanti contributi con personaggi che ho incontrato nel percorso della mia carriera, ma io sono un ottimista e questa mostra si farà comunque in tempi migliori.

    Lei è sempre attento ai giovani, ha qualche progetto per loro?

    Con amici e colleghi abbiamo creato un gruppo, “Incontra i Maestri” e vogliamo mettere a disposizione le nostre esperienze per formare e far innamorare di questa professione i giovani. Non vogliamo lasciare da solo nessuno soprattutto in questa delicata fase che sta vivendo il Paese. Con Gerry Santoro, Carlo Bay, Mario Staggi Franca Ferrucci e Filippo Sepe, tutti esperti nel campo della moda e del glamour dell’Hairstyle, non vogliamo abbandonare l’idea valorizzare il talento e formare giovani pronti a mettersi in gioco, persone che hanno voglia di imparare e creare.