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    Salvator Mundi: riaperto caso su paternità dell’opera

    Fotografia: Ansa

    La celebre opera attribuita a Leonardo torna a far parlare di sé. dopo la sua scomparsa nel 2017, viene rimessa in discussione L’autenticita’ dell’opera

    Il celebre dipinto del maestro Leonardo da Vinci torna a far parlare di sé e non per il suo esorbitante valore di 450 milioni di dollari, ma per i nuovi dubbi riguardo la paternità dell’opera. A riaprire il caso, la celebre critica dell’arte Carmen Bambach, una delle massime esperte al mondo di Leonardo e responsabile dei disegni del Rinascimento al Metropolitan di New York. “Chi ha comprato non ha fatto un buon affare”, ha dichiarato l’esperta.

    Non è l’unica ad aver sollevato il caso. Quando nel 2011 il quadro era stato dichiarato autentico, lo studio sulla sfera di Isaacson faceva notare come “da un lato, la sfera è rappresentata con precisione scientifica, ma Leonardo ha sbagliato nel riprodurre la distorsione ottica provocata dal guardare tramite una sfera trasparente gli oggetti che si pongono dietro e che non sono in contatto diretto con l’orbita”. La domanda dello studioso era: com’è possibile che un genio come Leonardo, che proprio in quel periodo era intento a studiare il fenomeno della rifrazione, avesse commesso un errore così grossolano?

     Nel 2013 l’accademico Frank Zöllner, dell’università di Lipsia, aveva scritto che a suo avviso il Salvator Mundi poteva essere attribuito a un seguace di Leonardo o che fosse “riproduzione di alta qualità della bottega del Maestro”.

    Michael Daley di ArtWatch UK nel 2017 dichiarò: “Non ci sono abbastanza prove per dimostrare che sia di Leonardo. Il suo percorso iconico è andato verso un maggiore naturalismo e una maggiore complessità della postura dei personaggi, come teste e spalle che si girano e movimenti vari”. Il Salvator Mundi risulta essere piatto. Proprio in quell’anno la tela venne battuta all’asta da Christie’s di New York, dichiarando che “Da Vinci aveva scelto di non seguire le regole per non creare una distrazione all’interno del dipinto”. Il quadro più pagato al mondo acquistato dai sauditi era poi sparito dalla circolazione.

    In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo, il Louvre il prossimo ottobre esporrà una mostra sull’autore e ha deciso di chiedere il quadro in prestito, ma di presentarlo come non autentico.

    Su questa scia fa collocata l’opera della Bambach: un monumentale saggio in quattro volumi su Leonardo che uscirà negli Usa il 25 giugno, si basa su vari fattori, incluso quello di aver visto il dipinto durante l’ultimo restauro nel 2007: “So quanto fosse danneggiato”. La storica dell’arte contesta anche la tesi che il quadro avrebbe potuto far parte del collezioni di re Carlo primo: “Non c’è documentazione fino a metà Ottocento”.ritocchi” di mano del maestro. L’esperta attribuisce l’opera a Giovanni Antonio Boltraffio, un assistente di Leonardo, con “solo pochi ritocchi” di mano del maestro.