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    Sala della Sfinge: un altro dono della Domus Aurea

     

    Durante i lavori di restauro negli ambienti della “Casa d’oro” di Nerone, è stata scoperta una decoratissima stanza rimasta celata per circa due millenni

    Da ciò che raccontano gli archeologi ed i restauratori, la scoperta è avvenuta negli ultimi mesi del 2018 e quasi per pura casualità. Grazie ad un ponteggio utilizzato per restaurare la volta della adiacente sala 72 del sito archeologico, i tecnici hanno potuto svelare questa camera che – incredibilmente – era sfuggita alla vista di più generazioni di studiosi.

    Nella sua relazione, il funzionario responsabile della Domus Aurea Alessandro D’Alessio scrive: “Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all’imposta nord della copertura della stanza. Rischiarata dalle luci artificiali è apparsa d’un tratto l’intera volta a botte di una sala adiacente completamente affrescata”.

    Una vera e propria gemma riesumata in un tesoro che, dal 1980, fa parte dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

    Tutto ciò è stato possibile grazie all’attenzione e alla cura per i beni dell’antichità che risiedono a Roma, come sottolinea la direttrice del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo: “E’ il frutto della nostra strategia puntata alla tutela e alla ricerca scientifica. Rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge, ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone.”

    L’eccezionale scoperta, infatti, ci consente di comprendere ancora più a fondo le dinamiche di vita dell’ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia che – nei finali anni di vita – si chiuse in sé stesso e nella sua nota paranoia per dedicarsi, appunto, alla sua maestosa dimora ed, in particolare, all’arte e alla musica, lasciando effettivamente il governo nelle mani del prefetto Tigellino.

     

    Cosa c’è nella Sala della Sfinge

    All’interno della “nuova” grande stanza della Domus Aurea – che ha la pianta a forma rettangolare ed è chiusa da una decorata volta a botte – i tecnici hanno trovato un ingente numero di affreschi di tema e composizione vari: motivi naturalistici come ghirlande e piante dalle foglie rosse, verdi e gialle, uccelli e pantere; accenni di architetture (nel pieno stile dell’epoca); festoni di fiori e frutta; esseri mitologici come centauri o creature acquatiche fantastiche e non.

    La maggior parte delle raffigurazioni affrescate sono suddivise in riquadri bordati di rosso e giallo oro su di uno sfondo completamente bianco che ha portato gli studiosi a pensare che la sala, già al tempo di Nerone, fosse volutamente poco illuminata.

    In uno dei riquadri di cui sopra risalta la figura del leggendario dio Pan; mentre in un altro compare la sagoma di una sfinge su di un piedistallo.

    Proprio per questa pittoresca e nobile tipologia decorativa (analoga a quella della Domus di Colle Oppio e riscontrabile in altre sale della Domus Aurea) gli archeologi attribuiscono la fattura della Sala della Sfinge alla ben nota Bottega A, operante a Roma tra il 65 ed il 68 d.C.

    Purtroppo una grande sezione della sala rimane tuttora interrata, a causa dei lavori per il gigantesco complesso termale che l’imperatore Traiano fece costruire sulle ceneri della sontuosa dimora dell’odiatissimo Nerone.

    Probabilmente, la parte della stanza in questione, rimarrà sepolta per motivi di stabilità dell’intero plesso archeologico, a meno che la storia, l’archeologia e la passione umana non vogliano regalarci presto un’altra tanto piacevole quanto inaspettata sorpresa.