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    Rugby. Pasquali: un leone con l’aquila nel cuore

    Fotografia: Tiziano Pasquali (Benetton Rugby)

    Passa per due squadre francesi il futuro della Benetton Rugby in European Challenge Cup.  Oggi alle 15, i leoni biancoverdi ospiteranno l’Agen, il 18 andranno a far visita al Grenoble. Il gruppo viene da un periodo molto intenso in Pro 14, chiuso con ottimi risultati: 4 successi consecutivi. I francesi non hanno un ritmo di gioco molto alto ma possono contare su una fisicità importante, la loro arma migliore.

    Alla vigilia del match incontriamo Tiziano Pasquali, pilone della squadra di coach Crowley e della Nazionale italiana. Classe 1994, romano, Tiziano ha fatto la spola tra l’Italia e il Regno Unito, fino a trovare una ‘casa’ a Treviso.

    Tiziano, iniziamo dal match di oggi, fondamentale ai fini della qualificazione ai quarti di coppa

    L’Agen è una formazione imprevedibile, difficile da leggere. Il risultato dell’andata ci ha lasciato l’amaro in bocca.  Abbiamo chiuso il primo tempo avanti di 12 punti e ci siamo fatti riprendere, oggi non deve accadere. I francesi hanno una squadra completa e, soprattutto, una mischia da battaglia. Guai ad abbassare la guardia: dobbiamo prenderci la qualificazione. Il segreto per vincere? Pensare a quello che dobbiamo fare in campo e svolgere bene il nostro lavoro.

    Parliamo di te adesso. Sei un romano trapiantato a Treviso con un passato in Inghilterra. Il classico rugbista con la valigia

    Da bambino vivevo a Morena, a sud di Roma. Per andare al campo della Lazio, che si trovava dal lato opposto della città era un viaggio: due ore. Finivo scuola, partivo per la ‘traversata’ e studiare era difficile. Quando avevo 15 anni, mio padre trovò la soluzione: scrisse a una serie di scuole britanniche e ne trovò una che mi copri tutte le spese con una borsa di studio di due anni.

    Un bel salto per un adolescente

    Sì… nel buio. Non parlavo inglese ma sono partito lo stesso. In Italia, a differenza dell’estero, sport e studio non vanno a braccetto. Sai quante volte gli insegnanti mi hanno messo verifiche e compiti il giorno dopo un allenamento? A Edimburgo fu tutta un’altra storia: conciliavo allenamenti e studio.

    Alla Merchiston Castle School sei diventato un punto di riferimento della squadra. Poi cosa è successo?

    Dopo un anno, mi adocchiò uno scout dei Leicester Tigers, dove giocava Castrogiovanni. Ti premetto che io non vengo da una famiglia di rugbisti o amanti di questo sport (papà praticava il volley ma io non saltavo abbastanza e non ho seguito le sue orme). Mi dissero ‘con questo club ci gioca Castro’. E io ‘chi diavolo è Castrogiovanni?’.  Poi mi sono informato e mi sono emozionato. Il Leicester è stato fondamentale nella mia carriera, un passo decisivo e Martin mi ha insegnato tantissimo.

    Non è stato l’unico italiano nella tua esperienza oltremanica

    Vero. In quel periodo arrivarono anche Ghiraldini, Rizzo e Barbieri, formammo una Little Italy della palla ovale.

    Infine, hai fatto la strada inversa e sei tornato a casa

    Ho saputo del progetto Benetton e ho deciso di farne parte. In Inghilterra avevo poco minutaggio, in Italia avrei giocato di più. La bontà della scelta lo dimostra la conquista della maglia azzurra. A Treviso c’è una bella cultura rugbistica, una squadra forte: non dobbiamo sottovalutarci, siamo assolutamente competitivi.

    Ricopri un ruolo difficile, chi non è appassionato di solito ricorda solo chi segna. Come è giocare in mischia?

    Hahaha, la gente spesso pensa che i piloni siano tutti brutti, cattivi e grassi. Il lavoro dei primi 8 è fondamentale, tanti colpi, impatti. Alla fine, però, si lavora in XV e il gruppo viene prima di tutto il resto.

    Nel tempo libero cosa fai?

    Quando posso vedo le partite di calcio.

    Tifoso?

    Sono laziale. Quando la squadra gioca al nord, se non abbiamo impegni la seguo in tutte le trasferte. L’anno scorso il nostro raduno era vicino a quello della Lazio e ho conosciuto i giocatori. Erano interessati al rugby, hanno fatto tante domande: è stato uno scambio di esperienze bellissimo.

    A proposito di cose bellissime. Prima di Natale, tutta la Benetton si è rasata a zero in segno di vicinanza a Nasi Manu che ha dovuto smettere di giocare per un brutto male

    E’ stata un’iniziativa spontanea. Nasi è un amico ma anche un elemento fondamentale per il gruppo, anche se non gioca. In Inghilterra, gli uomini come lui sono rule model, esempi dentro e fuori dal campo. In questo periodo, prima delle gare usiamo delle speciali maglie da allenamento per sensibilizzare la gente verso le malattie oncologiche. A fine anno le metteremo all’asta e il ricavato andrà in beneficenza a un centro che si occupa di tumori.

    Un altra sfida che auguriamo di vincere a Manu e alla Benetton.

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