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    Riccardo Scamarcio: “Il mio nuovo personaggio? Noir”

    Fotografia: Riccardo Scamarcio e Miriam Leone (ANSA)

    di Francesco di Brigida

    Signor Doria, sono i dettagli a fare la differenza”. È il leitmotiv del nuovo film diretto da Stefano MordiniIl testimone invisibile,  prodotto dalla Picomedia di Roberto Sessa con Warner Bros e distribuito dalla stessa Warner, in uscita il 13 dicembre.

    Si presenta come un thriller psicologico molto formale ma dal sapore antico del noir.  Una coppia fedifraga ha un incidente stradale nel quale muore l’altro conducente. Adriano è un industriale in vista e la sua partner, con il viso di Miriam Leone, dovrà mantenere l’anonimato. L’occultamento del cadavere per insabbiare tutto innescherà una reazione a catena che vedrà i parenti della vittima coinvolti in una tesissima ricerca della verità.

    Il noir mi piace. È un genere che da interprete ho sempre cercato”. Ha confessato Scamarcio presentando il film. Il suo Adriano è un uomo potente e senza scrupoli. Non ha molti tentennamenti nel condurre il suo complicato gioco della discolpa, ma come in uno scacchiere la strategia è tutto, così l’aspetto cerebrale del film si rispecchia nella regia di Mordini. Attore e regista avevano già lavorato insieme sul set di Pericle il nero, storia difficile di un perverso riscossore di pizzo presa dall’omonimo romanzo  di Giuseppe Ferrandino. Nel 2017 per Scamarcio fruttò anche un Premio Gassman durante il Bari Film Festival, e cementò la reciproca stima con il regista toscano.

    Quando accetto di fare un film, la cosa che per me conta di più, al di là del genere, sono i partner con cui devi lavorare. Quindi Stefano, la Warner e Roberto Sessa sono stati interlocutori con i quali mi sento protetto”. Ha spiegato l’attore. “Il lavoro d’attore è anche basato molto sulla fiducia. Bisogna credere nelle persone con cui si lavora per poter metterci anche qualcosa di vero e autentico. Con l’età uno non è più disposto a mettersi in situazioni dove non ci si capisce con il regista, ma in questo ambiente ho potuto esprimere quello che sentivo”.

    Quel che esprime Scamarcio è tipico del genere noir. In questo territorio tutto viene incentrato su un protagonista mai poliziotto, ma vittima o carnefice che si muove tra i fili intricati delle accuse e delle colpe, siano esse reali o ordite da terzi. L’atmosfera risulta rarefatta, e in questo caso le ambientazioni trentine scelte dal regista portano sullo schermo tutto il necessario fascino del mistero, soprattutto grazie ai boschi notturni. “Il personaggio non è un cattivo, anzi, dal mio punto di vista è una vittima”, si è lasciato scappare Scamarcio su un carattere e una storia dei quali meno si parla, e meglio è. Del resto è la dura regola dei film con finale a sorpresa.

    La prova attoriale di Scamarcio è interessante, il suo protagonista è un borghese che ha tutto da perdere ma secondo lui “quando non si assumono le proprie responsabilità la vita sceglie per noi”. Messo in balia di sé stesso, all’apice della propria carriera, Adriano si dimena cervelloticamente tra le accuse rivoltegli, e la sapiente commistione di fumosi fantasmi accusatori e ipotetici scheletri nell’armadio riescono a tenere gli spettatori nel giusto stato di sospensione fatta di ansia e tensione per il destino dei due protagonisti.

     

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