fbpx

    Pink Floyd Legend, batte forte il cuore dell’Auditorium

    Fotografia: Raffaele Marino
    PFL
    I Pink Floyd Legend, il gruppo italiano nato nel 2005 per rendere omaggio alla musica dei Pink Floyd, ieri ha incantato gli spettatori del Roma Summer Fest con un concerto pieno di emozioni e di effetti speciali.

    Quando vidi per la prima volta i Pink Floyd era l’11 luglio del 1988, avevo 13 anni, era il mio primo concerto e tenevo la mano di mio padre in uno stadio Flaminio strapieno di gente così felice di stare lì, così emozionata, da creare un clima di condivisione che non ricordo più d’aver vissuto (forse, lo scudetto della Roma del 2001).

    Così, come in un disegno del destino, ieri all’Auditorium di Roma c’erano anche i miei figli (3 e 9 anni), per vedere un concerto di “musica che piace a papà”, e per vivere insieme l’emozione del loro primo concerto rock! Inutile dirlo, sono rimasti ipnotizzati, persi tra la musica e lo spettacolo che i ragazzi dei Pink Floyd Legend hanno creato curando ogni minimo particolare.

    C’era Alfie, il maiale gonfiabile di “Animals”, l’aereo che si schianta sul palco, i video proiettati sul mitico schermo circolare, l’insegnante di “The Wall” che molto arrabbiato fa un assolo con la keytar, insomma tutto perfetto per rivivere una vera Pink Floyd Experience.

    Sarebbe bastata la sola esecuzione della lunga suite di “Atom Heart Mother”, a valere il prezzo del biglietto, un’opera sinfonica del 1970 nata dalla collaborazione del compositore Ron Geesin e i Pink Floyd, eseguita suonando la partitura originale donata proprio da Geesin ai Pink Floyd Legend.

    Sul palco c’erano almeno 130 persone, il Legend Choir, gli Ottonidautore, il Quartetto d’archi Sharereh e il maestro Giovanni Cernicchiaro, una ribalta imponente che per 25′ (questa è la durata della suite), ha saputo ricreare quel dialogo tra stili musicali diversi che i Pink Floyd tanto vollero quasi 50 anni fa. Al termine il pubblico ha dedicato alla band una standing ovation.

    In scaletta anche “Wish You Were Here” per ricordare Syd Barrett,  “Time”, “Another Brick in The Wall”, e rarità come Southampton Dock. Toccante il ricordo di Richard Wright con “Summer ’68″.

    Il finale è stato caratterizzato dall’esecuzione di “Nobody Home” cantata da Fabio Castaldi, seduto su una poltrona con accanto un lume e una tv, e dal solo di Alessandro Errichetti su “Confortably Numb”, magistrale, con il pubblico di nuovo in standing ovation!

    Della storia dei PFL avevamo già scritto qualche giorno fa ora vi lasciamo la gallery della serata di ieri.

    Buon divertimento!