fbpx

    Olio: attenti alle etichette e alle frodi

    Fotografia: Olio d'oliva italiano: diffidate dalle imitazioni (Shutterstock)

    L’olio è un simbolo del made in Italy e delle dieta mediterranea. Nonostante questo,  nel Belpaese l’ulivo non è stato sufficientemente tutelato, con una drastica diminuzione della produzione di olio: a stretto giro, sul mercato nazionale più di due bottiglie di olio di oliva su tre conterranno prodotto straniero.

    Secondo l’indagine “Salvaolio” della Coldiretti, lo scorso inverno ha compromesso 25 milioni di ulivi, soprattutto nelle zone vocate a questa coltivazione, come la Puglia, facendo crollare il raccolto che quest’anno si aggira attorno ai 200 milioni di chili, un valore vicino ai minimi storici nazionali. In Puglia, dove si realizza la maggioranza dell’olio italiano e si contano 90mila ettari di uliveti senza produzione, c’è stato un taglio di circa 2/3 del raccolto e un equivalente di 1 milione di giornate lavorative perse.

    L’Italia già surclassata nella produzione di olio dalla Spagna, potrebbe essere superata anche da Grecia e Marocco.

    Il rischio per i consumatori è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione, si trovi prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile.

    Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono tra l’altro raddoppiati (+100%) e potrebbero crescere ulteriormente se l’Unione Europea rinnoverà l’accordo per l’ingresso di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’UE per 35mila tonnellate all’anno scaduto il 31 dicembre 2017, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione UE-Tunisia (in vigore dal 1998).

    Con il crollo della produzione nazionale e l’aumento degli arrivi dall’estero è evidente il rischio di frodi e sofisticazioni a danno del vero Made in Italy che colpiscono i produttori agricoli e dei consumatori – ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – occorre difendere l’extravergine italiano nell’ambito dei negoziati internazionali”.

    Oggi sulle confezioni – precisa la Coldiretti – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte ‘miscele di oli di oliva comunitari’, ‘miscele di oli di oliva non comunitari’ o ‘miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari’ obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009. Per non cadere nella trappola del mercato il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane.