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    Olimpicene, molecola olimpica

     

    Cosa resta, medaglie e selfie a parte, dei giochi olimpici di PyeongChang, una volta calato il sipario su ghiaccio, neve & co di quella regone sudocoreana? Una molecola. I cinque cerchi si rimpiccioliscono in strutture esagonali che formano l’olimpicene,parente” del grafene: grazie alle sue promettenti proprietà ottiche ed elettroniche potrebbe essere impiegata anch’essa nella produzione di sensori, celle solari e sorgenti a led di nuova generazione.

    Il risultato è stato ottenuto grazie ad un metodo di sintesi messo a punto dall’Università della Florida e pubblicato sulla rivista tedesca Angewandte Chemie, una delle più autorevoli al mondo.

    Se ne parla in realtà da anni, la prima molecola di olimpicene è stata infatti ottenuta e fotografata nel 2012, in occasione delle Olimpiadi di Londra, dai ricercatori dell’università britannica di Warwick e della Royal Society of Chemistry in collaborazione con il Centro di ricerche dell’Ibm a Zurigo. La sintesi della molecola aveva richiesto un processo complesso, dato da sette passaggi sostanzialmente basati sulla chimica degli anni Sessanta, come spiegano i ricercatori statunitensi.

    La loro nuova tecnica ha invece permesso di formare l’olimpicene in due soli passaggi, unendo un anello esagonale di atomi di carbonio al bordo a zig-zag di un’altra molecola ricca di carbonio. “Il nostro successo nello sviluppo di questa strategia”, precisano i ricercatori, “ci ha consentito di ottenere un processo di sintesi molto più rapido del precedente”. Più elegante ed efficiente, una sintesi da podio

     

    immagine di railway fx / Shutterstock.com

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