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    Oggi avrebbe compiuto 60 anni, Ayrton Senna ci manca

     

    Avremmo voluto farti gli auguri per i tuoi sessant’anni, oggi, e anche se non si può è bello anche solo immaginarlo per tutto quello che sei stato dentro e fuori la pista. Ayrton Senna se n’è andato il 1° maggio del 1994, aveva 34 anni quando la sua auto si è schiantata sul muretto della Curva del Tamburello a Imola.

    Tre volte Campione del Mondo – 1988, 1990, 1991 – 161 gran premi, 41 vittorie, 65 pole position, 19 giri veloci, 80 podi. Ma quando si parla di Ayrton Senna, una persona che ha lasciato una traccia profonda nella memoria collettiva, i numeri sono riduttivi, non riescono ad esprimere la grandezza di guidare auto con una potenza altissima ed un equipaggiamento tecnologico primordiale.

    I quarantenni di oggi ricordano precisamente dov’erano il giorno in cui Senna è morto. E’ stato un giorno triste, per molti la consapevolezza che l’ultima scena della Formula 1 romantica e selvaggia, quella vissuta tra gli anni ’80 e l’alba dei ’90, sarebbe finita. Quel che resta di Senna oggi è proprio la bellezza di un addio, il suo e quello di una stagione che non sarebbe più tornata.

    Senna era Senna, un campione che ricordiamo a prescindere della scuderia che ha avuto la fortuna di averlo, il campione di tutti che ti conquistava perché aveva qualcosa di mistico nella sua professionalità che tendeva alla perfezione, insieme ad una umanità che ti sapeva conquistare.

    Figlio di una famiglia benestante di San Paolo, era nato il 21 marzo 1960 e da subito ha iniziato a sfidare la pioggia nel kartodromo di Interlagos. Nessun pilota nella storia della F1 ci ha regalato così tante emozioni e quello che ci manca di più è il suo coraggio quando affrontava le piste bagnate o quando, in prossimità di una curva, era il solo a staccare proprio al limite. Ci mancano le sue urla quando nel 1991, nella sua Interlagos, venne tradito dal cambio e riuscì a vincere la gara usando solo la sesta. E ci manca anche l’eterna sfida con Prost, un duello epico tra strategia e sportellate che riusciva a farci rimanere incollati alla tv nelle calde domeniche estive.

    Ci manca il pilota, ma più ancora l’uomo che con i suoi tormenti è divenuto un mito.