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    Nuovi talenti/Blu Yoshimi, più sociale e meno social

    Fotografia: blu yoshimi nel backstage e in una scena del film "likemeback" (Nightswim distribuzione in collaborazione con Altri Sguardi)

    Ha 21 anni Blu Yoshimi, ma all’attivo già parecchie partecipazioni a fiction e film a partire da quando di anni ne aveva soltanto 9. Il suo nome d’arte e il suo nome di battesimo hanno un significato dalle radici profonde. Ne ha eliso il cognome per non confondersi con il padre producer e la madre attrice. Nel suo ultimo film, Limeback, opera seconda di Leonardo Guerra Seragnoli che segue le esperienze precedenti di Caos calmo e Piuma tra le altre, interpreta una ragazza che si atteggia a ninfetta parlando il linguaggio dei social insieme alle amiche e compagne di vacanze al mare in barca a vela. Abbiamo parlato con l’attrice romana del suo modo d’intendere cinema, vita sui social, attività sociali per prendersi cura del prossimo, della sua ammirazione verso una diva come Natalie Portman, e di un nuovo segretissimo progetto di scrittura per il grande schermo.

    Blu, il tuo nome ha un’origine buddista che vuol dire “Bella e buona”. Quanto ti ci riconosci?

    Ho imparato a riconoscermici nel tempo. Questo nome mi è stato affidato dalla nascita. Inizialmente non capivo bene. Bella e buona erano caratteristiche positive che non riuscivo a mettere bene a fuoco. Poi a scuola, leggendo un pezzo della Vita Nova di Dante mi è rimasto impresso il momento dell’incontro con Beatrice, dove lui la vede e dice: ‘Lei con la sua bellezza e bontà era in grado di dare gioia alle persone’. Mi è sembrata una qualità molto bella da poter sviluppare. Quindi da lì ho iniziato pian piano a cercare di accrescerla.

    Questo fa anche parte delle tue attività a margine dell’essere attrice. Sto parlando delle cause sociali alle quali ti dedichi spesso.

    Sì, non è neanche una cosa che ritengo extra. Prima di essere attori siamo umani. Magari sembrerà strano, ma credo che sia quella la nostra priorità. Poi tutto il resto. Sto con il gruppo di Every Child Is My Child, ho collaborato un paio d’anni con il FAI, il Fondo Ambiente Italiano per la valorizzazione dell’ambiente, mentre con la Lega del Filo d’Oro, l’associazione per i sordociechi, per qualche mese. Per ora questo. Penso però che le cose più grandi si possano fare nel quotidiano.

    Tre ragazze in barca a vela, ma le loro vite vibrano solo se riflesse nei rispettivi smartphone. Secondo te perché ci siamo fatti ipnotizzare da questi oggetti?

    Qualche giorno fa ero al Cinema Nuovo Sacher, c’era Jacque Audiard e si parlava del significato del cinema anche rispetto all’epoca Netflix. Lui diceva che il problema non è tanto il mezzo. Ora noi c’interroghiamo sul computer, ma un giorno ci chiederemo anche se sia cinema quello che si fa sul cellulare, che magari ora sembra che non c’entri nulla. I  follower, i cosiddetti seguaci a volte fanno paura. Trovo spaventoso pensare che uno abbia un milione di persone che lo seguono. È inquietante, ma a volte è l’unico modo di diventare qualcuno. Un tempo ci si lamentava della radio pensando alle parole scritte, chissà il prossimo mezzo quale sarà.

    Invece nella tua vita come utilizzi i social?

    Ti dico solo che ho appena disattivato tutte le notifiche del cellulare, a parte le email perché mi rendo conto che i social possono essere un grande strumento di comunicazione. Ad esempio io amo viaggiare, incontro spesso tante persone e trovo interessante rimanere in contatto con loro. Il paradosso di questi incontri è che si finisce per inviarsi cartoline. Ebbene sì, per chi viaggia c’è questa nostalgia romantica. Quindi ci aggiunge su Facebook ma non ci scriviamo mai lì.

    Tua madre è un’attrice che prenderai sicuramente ad esempio. Oltre a lei, quali sono le tue altre attrici del cuore?

    Ce ne sarebbero diverse. Una però è una mia coetanea americana, Elle Fanning. Bravissima, inutile che lo dica io, lei riesce a caratterizzare i suoi personaggi sempre diversamente pur avendo un tipo di fisico ben preciso. In Italia mi piacciono invece Sara Serraiocco tra le giovani, Valeria Golino come modello anche di donna. Sempre in America invece penso a Natalie Portman, un modello di eleganza che cerco, provo lontanamente a seguire.

    Sempre a proposito di attrici, ultimamente con alcune colleghe stai scrivendo una storia nuova. Di cosa si tratta?

    Possiamo dire che siamo cinque, siamo giovani, siamo donne e siamo complesse. Il soggetto è molto forte e parla di una parte di gioventù che va raccontata. Ne stiamo scrivendo soggetto e sceneggiatura Dafne Scoccia, Marianna e Angela Fontana, Selen Caramazza e io. Ci siamo unite quasi un anno fa con l’intento di creare dei personaggi che ci rappresentassero. Abbiamo fatto un lungo lavoro di brainstorming per capire di cosa noi e il pubblico avessimo bisogno. Arrivate ad un’idea generale, ci siamo affiancate a Julian Grass, un giovane e talentuoso sceneggiatore. La stesura del prodotto è ancora in corso, per ora possiamo dire di voler raccontare un capitolo della gioventù poco esplorato nelle serie TV italiane e, soprattutto, raccontarlo da un punto di vista femminile. Ma la vera chicca è il genere, mai visto ad oggi in Italia. Queste non saranno cinque ragazze come quelle che si sono viste di fino ad ora, questi sono personaggi che escono dagli schemi in tutti i sensi. Vogliamo infatti raccontare i giovani non per quello che sono, ma per il loro potenziale.