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    Notre-Dame: il “lusso” ricostruirà la cattedrale

     

    Inizia la raccolta fondi per la ricostruzione della cattedrale, in sole 48 ore donati 750 milioni di euro

    L’incendio divampato nella cattedrale parigina il 15 aprile sta facendo discutere non soltanto per le cause che l’hanno generato, ma anche per i tempi e le modalità di ricostruzione. Gli inquirenti francesi continuano a seguire la pista dell’evento colposo, nonostante in queste ore stiano circolando in rete diverse e azzardate ipotesi che vorrebbero membri dei gilet gialli presenti nei pressi della cattedrale intorno alle 18.20, orario in cui è esploso l’incendio. Al di là di queste teorie venate di complottismo, ciò che si sa con certezza è che il procuratore di Parigi Remy Heitz, a cui sono affidate le indagini, sta valutando la possibilità che l’incendio sia dovuto ad un cortocircuito elettrico di uno dei tre ascensori presenti nella cattedrale.
    Secondo quanto riportato in queste ore dal quotidiano francese Le Parisien, un bug informatico presente nel sistema di allarme avrebbe indirizzato i due agenti francesi in un punto diverso della cattedrale, permettendo l’individuazione del focolaio solo 23 minuti dopo il suo inizio. Le fiamme, a questo punto, erano già alte e difficilmente domabili.
    Intanto è iniziata la conta dei danni causati dall’incendio: la struttura in pietra ha retto, ma la guglia ottocentesca e gran parte del tetto sono crollati. Le opere d’arte presenti all’interno della cattedrale sono state portate al Louvre, dove verranno conservate e restaurate. Questo il primo bilancio che viene aggiornato ora dopo ora.
    Dopo l’annuncio di Macron, che ha promesso la completa ricostruzione della cattedrale entro 5 anni, sono iniziate le ipotesi sulle modalità di ricostruzione e la raccolta fondi. La cattedrale, essendo un monumento religioso di proprietà dello stato, non era assicurata e la riparazione sarà a carico unicamente dello Stato. Il presidente francese ha già indetto una raccolta fondi nazionale per la ricostruzione, ma il tragico incendio ha mobilitato l’interesse di enti, aziende e persone di tutto il mondo. Il milionario François-Henri Pinault, proprietario di marchi come Gucci e Saint Lauren, ha donato 100 milioni di euro per la ricostruzione di Notre-Dame. Altri big del lusso come il gruppo Lvmh (proprietario di Fendi, Bulgari e Louis Vuitton, solo per citarne alcuni) il gruppo “L’Oreal”, la famiglia Bettencourt Meyers e la fondazione Bettencourt Schueller, hanno donato una cifra complessiva che si aggira intorno ai 500 milioni di euro. Le manifestazioni di solidarietà vengono da tutto il mondo: negli Usa la French Heritage Society ha aperto una pagina web per la raccolta fondi, in Italia il sindaco di Pesaro ha indetto una campagna di raccolta fondi che si svolgerà durante il Rossini Opera Festival. In soli 2 giorni le donazioni hanno superato i 750 milioni di euro secondo quanto riportato da Le Figaro, soldi necessari per la ricostruzione della cattedrale, nonostante non ci sia ancora una stima certa.
    Incerti sono anche i tempi di ricostruzione di Notre-Dame. I cinque anni stimati da Macron infatti, si discostano dalle previsioni fatte da Frédéric Létoffé, uno dei presidenti del Groupement des entreprises de restauration de monuments historiques (GMH), un gruppo di imprese che si occupano di restaurare monumenti storici. A Le Figaro Létoffé ha dichiarato che, data la necessità di mettere in sicurezza il sito e delle tempistiche obbligate che richiedono alcune operazioni, serviranno dieci o quindici anni per la ricostruzione della cattedrale.
    In una situazione ancora incerta perché in fase di valutazione, l’unica sicurezza è che il “lusso” permetterà la ricostruzione di Notre Dame.