No Unesco alle colline di Conegliano e Valdobbiaddene

Fotografia: Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene (ANSA)

Nonostante il prosecco sia uno dei prodotti più ricercati all’estero e le colline di Conegliano Valdobbiadene una delle mete preferite all’estero per il turismo enogastronomico, la candidatura italiana all’iscrizione della zona al Registro del Patrimonio mondiale dell’Umanità è stata ‘rimandata’.

Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene non entrano, almeno per ora, nella prestigiosa lista Unesco. Durante la 42esima sessione del World Heritage Committee (Whc), in corso a Manama, nel Bahrain, tra i 21 votanti hanno dato parere favorevole 12 Paesi, contro 9. Poiché la maggioranza richiesta per l’iscrizione immediata nel Registro Unesco era di 14 su 21, l’appuntamento è stato rinviato al 2019. Si tratta di un rinvio semplice, cioè l’anticamera dell’iscrizione al prestigioso Registro Unesco.

Nella decisione finale il Comitato dell’Unesco ha riconosciutole alte potenzialità del sito candidato, che ha elementi di unicità che devono essere meglio precisate. E invita l’Italia a presentare il prossimo anno il dossier con le correzioni richieste per l’iscrizione“. Il risultato è stato ottenuto su proposta della Tunisia e nonostante l’opposizione di Spagna e Norvegia.

Che la candidatura avrebbe trovato resistenza si era intuito a maggio, quando il coordinatore scientifico della candidatura, Amerigo Restucci, aveva dichiarato che “L‘organo tecnico di valutazione ritiene che il territorio veneto non sia unico nel suo genere. Tuttavia, gli stessi valutatori sottolineano le bellezze del nostro territorio, la capacità gestionale, la storicità di un territorio di cui, nel giudizio di valutazione, si sottolinea il valore mondiale”.

E’ “ingiusto” il rinvio della candidatura delle Colline del Prosecco nella lista dei siti protetti dall’Unesco: ha rilevato la Coldiretti in una nota, commentando la decisione. Per la Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti “non si riconosce l’importanza di un territorio dallo straordinario valore storico, culturale e paesaggistico in grado di esprimere una produzione che ha saputo conquistare apprezzamenti su scala mondiale“.

E’ una decisione, prosegue la nota, che “mortifica il grande valore culturale e ambientale che l’agricoltura riveste in un territorio in cui sono coinvolti 15 Comuni e oltre 3.000 agricoltori che operano su circa 5.000 ettari di vigneto“. In termini di produzione vinicola, si rileva, “sono prodotti ben 655.211 ettolitri di vino certificato come Docg“. Il Prosecco, osserva inoltre la Coldiretti, “all’estero traina le bollicine italiane, che nel 2017 hanno realizzato il record di 360 milioni di litri esportati“.

Il riconoscimento da parte dell’Unesco sarebbe stato inoltre, si legge ancora nella nota, “un atto di coerenza dopo l’iscrizione dei ‘Coteaux, Maisons et Caves de Champagne’ e del ‘Climats du vignoble de Bourgogne’ nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, nella categoria Paesaggio organicamente evoluto“. Ci sono quindi, conclude la nota, “tutte le condizioni per ripresentare la candidatura, a sostegno della quale c’è anche l’aumento del 15% delle esportazioni nel primo trimestre del 2018“.

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