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    Nick Mason, un viaggio alle origini dei Pink Floyd

    Fotografia: Raffaele Marino
    I Saucerful of Secrets, la band tributo ai Pink Floyd capitanata da Nick Mason, ci hanno riportato alle origini psichedeliche della band inglese, con uno spettacolo intenso e intimo sul palco dell’Auditorium Parco della Musica, per Rock in Roma.

    Un “pubblico sofisticato”, così Mason ha definito la platea di Roma, in gran parte non certo dei giovanotti, ma con una buona presenza di ragazzi che non erano ancora nati quando il batterista dei Pink Floyd suonava i pezzi riproposti ieri sera. Tante magliette evocative degli album della band, braghe corte e capelli lunghi e grigi dei reduci dei gloriosi Sessanta e Settanta. Un concerto intimo, da ascoltare con religiosa attenzione, lo spettacolo di Nick Mason e della sua band nel “Nick Mason’s Saucerful of Secrets” sottotitolo “The heartbeat of Pink Floyd”.

    Syd BarretQuando si parla di Pink Floyd appare nella nostra mente un racconto fatto di ere, sia per la lunga vita della band che per le loro fasi creative, e Mason, con il suo concerto, ci ha ricordato che non sono famosi in tutto il mondo solo per The dark side of the moonAnimals e The wall. Ieri abbiamo fatto un viaggio nei Pink Floyd prima… dei Pink Floyd, quando Nick Mason c’era già e c’era anche Syd Barret, ricordato durante il concerto dal suo amico e compagno di musica.

    La band che Mason ha creato nel 2018 con Gary Kemp degli Spandau Ballet, lo storico collaboratore e bassista Guy Pratt, il chitarrista Lee Harris dei Blockheads e Dom Beken alle tastiere, ieri non ha compiuto un tributo al passato remoto dei Pink Floyd, ma ha voluto far vivere quei momenti artistici in cui nacque il mito, quello spirito dell’era psichedelica che fu la guida del suono dei Pink Floyd.

    Due ora di musica in un viaggio tra gli album “The Piper at the Gates of Dawn” (1967), “A Saucerful of Secrets” (1968), “More” (1969), “Ummagumma” (1969), “Atom Heart Mother” (1970), “Meddle” (1971) ed “Obscured by Clouds” (1972). Le emozioni del pubblico si sono sentite in modo particolare al termine di “Fearless”, “One of this days”, “Arnold Layne”, e “Interstellar overdrive”. L’estasi si è raggiunta durante l’esecuzione di “If – Atom Heart Mother – If (reprise)”, dove più di qualcuno della platea non ha resistito a stare seduto ed è venuto a cantare vicino al mixer.

    Nick Mason, con il suo aplomb inglese e la sua “spalluccia” destra sempre un po’ alzata quando suona sul charleston, è stato emozionante, in un attimo ha annullato il tempo passato mostrando la forza di quella musica nata in un’atmosfera di comunità, dove artisti di ogni genere, non solo musicali, scrivevano la storia del suono.


    La gallery del concerto