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    Negrita-celebration, tra intimismo e rito collettivo

    Fotografia: I Negrita in concerto a Roma (maxim italia)

    I NEGRITA e la festa dei loro 25 anni di carriera a Roma, nell’Auditorium della Conciliazione, con il tour semiacustico La Teatrale + Reset celebration. La veste è “inusuale”, a detta dello stesso cantante e frontman, l’inossidabile, frizzante e ironico Paolo “Pau” Bruni, nella quale tuttavia è possibile “raccontarsi, conoscersi e parlarsi” molto meglio che nel classico concerto rock:  per esempio quello del Radio Zombie Tour a Valle Giulia del 2002, per intenderci, durante il quale assistemmo al funambolesco temerario numero di “Pau” consumato dal sudore e arrampicato minacciosamente sull’impalcatura dello stage.

    Sicché la scenotecnica salottiera che veste il palco ha quasi l’effetto di un trompe-l’œil, nel senso specifico di “tradire l’occhio” mostrando la prospettiva di un’intimità raccolta e ovattata presto smentita dai fatti. Perché se è vero che Reset, i suoi brani migliori e tutto il resto rappresentano il punto d’avvio e la motivazione principe dell’evento, è altrettanto vero che la serata hmostra senza rossori e riserve il suo vero DNA, coinvolgendo il tempio classico in un luminoso nonché solenne rito collettivo.

    La formazione è quella attuale e si destreggia con gli strumenti che la particolare natura di questo tour rende possibile utilizzare: Enrico “Drigo” Salvi, chitarra solista acustica ed elettrica, Cesare “Mac” Petrichich, chitarra ritmica acustica, Guglielmo Ridolfo Gagliano alle tastiere e al violoncello, Giacomo Rossetti al basso e Cristiano Dalla Pellegrina alla batteria. L’occasione è ottima per costruire nuovi arrangiamenti e poter in questo modo “ringiovanire i pezzi”.

    La scaletta prende a piene mani da tutta la discografia della band della provincia di Arezzo, (“il buco del c… del mondo”, parola ancora una volta di “Pau”) partendo da Negrita (1994), passando per XXX (1997), Reset (1999) e Radio Zombie fino ad arrivare a Desert Yacht Club (2018).

    L’armonica di “Pau” e le chitarre acustiche lanciano subito nell’atmosfera di Ho imparato a sognare, con la voce di Bruni quasi sussurrata al pubblico che sembra cercare uno dialogo intimo piuttosto che esprimere semplicemente se stessa; in Brucerò per te entra per la prima volta la chitarra elettrica di “Drigo”. Bruni chiede esplicitamente ai suoi fan di non “applaudire in maniera democristiana” e invita ciascuno a fare “il casino che vuole”. C’è spazio anche per pezzi poco suonati dal vivo come Greta o per la polemica di Il libro in una mano la bomba nell’altra, prima della quale il cantante chiede con ironia e sarcasmo se ci siano in giro guardie svizzere, poiché si suona a due passi dal Vaticano.

    Dopo le atmosfere swing di La vita en Buenos Aires c’è il siparietto dedicato al rock di Reset, l’album che ha sdoganato la band dall’underground al grande pubblico: si parte con il viaggio interiore di Provo a difendermi, per poi passare a Hollywood, pezzo che “Pau” racconta essere stato scritto per raccontare, dopo gli inizi della sua carriera musicale, il ritorno alla vita di provincia e il “sentirsi straniero nella propria città” (“guai se mi sente Salvini” – dice pure). La versione acustica sta un po’ stretta alla freschezza ed eterna gioventù di Transalcolico, brano che la band ha molto faticato a rinchiudere in questa dimensione.

    Si chiude con la celebrazione dell’album e le imperiture Mama Maè e In ogni atomo. Nel Giorno delle verità la voce è di “Drigo”, accompagnata dalla sua acustica e da quella di “Mac”; dopo Hemingway e Magnolia c’è spazio per un po’ di malinconia in Non torneranno più, dedicata alla perdita di un amico speciale.

    Dopo una poco incisiva versione acustica di Cambio, “Pau” chiama il suo pubblico esaltando il suo “stakanovismo per l’essere rimasti ognuno al proprio posto” e molti cercano il contatto con il gruppo a ridosso del palco sulle note di Radio Konga. Il reggae di Rotolando verso sud, sulle note della quale sembrano animarsi e danzare perfino i sedili dell’Auditorium, prelude all’augurio finale della band ai suoi fan: pace, amore e Gioia infinita.