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    Nasceva oggi la pittrice Artemisia Gentileschi

     
    Gentileschi
    Così come il suo predecessore Caravaggio, la pittrice, definita “la più coraggiosa della storia”, ebbe una vita tortuosa, spesso in salita, Giuditta Oloferne sia nella vita privata, fatta di violenze e abusi, che nella vita lavorativa. Nelle sue opere la sua anima e il suo vissuto si manifestano in maniera cruda e cruenta

    L’8 luglio del 1597 nasceva Artemisia Gentileschi, figlia del pittore Orazio, dal quale assorbì lo stile caravaggesco, per poi fonderlo con un naturalismo più drammatico. Uno stile forte e cruento, così come la sua vita. Una figura complessa, una grandissima pittrice, ma anche un simbolo del femminismo.

    Artemisia, a differenza delle altre donne dell’epoca, ebbe da subito davanti a sé la prospettiva di una vita diversa. Crebbe in un ambiente artistico stimolante, a fianco di pittori famosi ed ebbe la possibilità di praticare nello studio paterno. Il padre si impegnò per far conoscere a tutti le opere della figlia. Un terribile scandalo segnò in maniera indelebile la vita dell’artista, rovinando la sua reputazione come donna e anche come artista. Nel 1611 Artemisia venne stuprata da Agostino Tassi, collega ed amico di suo padre. Una donna non più vergine e non sposata era considerata una poco di buono. Tassi inoltre era già sposato, perciò era impossibile ricorrere a un matrimonio riparatore. La pittrice si ribellò allo stupro e portò il proprio carnefice in tribunale. Ma per tutta la vita fu al centro di polemiche e pettegolezzi.

    Ciò che rimane di lei sono la sua forza, la sua determinazione, la sua ribellione e la sua sofferenza che si sprigionano nei suoi quadri, attraverso uno stile che indugia sugli aspetti più crudi della rappresentazione, per potenziare la carica emotiva e il pathos.

    Tra le tante opere, le più famose sono “Giuditta Oloferne“, in cui la drammaticità della rappresentazione che ferma l’attimo dell’uccisione di Oloferne, i particolari violenti della scena e il realismo del volto straziante dell’uomo, creano nello spettatore irrequietezza e inquietudine; la più intima e introspettiva “Maddalena penitente”, anche qui, come nella prima opera, sono visibili gli influssi di Caravaggio, e il dramma interiore di Maddalena visibile dai suoi occhi persi nel vuoto, dalla mano che si tocca il petto metaforicamente dolorante, il dramma di una donna, delle donne, di Artemisia.