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    Motherless Brooklyn, Edward Norton racconta il suo film

    Fotografia: Alfredo Sconza e Raffaele Marino

    La passione per il Jazz, la sindrome di Tourette, la regia. Edward Norton racconta il suo Motherless Brooklyn alla Festa del Cinema di Roma

    Lionel Essrog è un orfano affetto dalla sindrome di Tourette che vive nella Brooklyn degli anni ’50. In questo periodo, Brooklyn è una città in ricostruzione, che fatica ad uscire dalla violenza della criminalità organizzata, dalla corruzione e dalla discriminazione razziale.

    Una città dove il potere è in mano all’alta borghesia e alle manovre di palazzo, mentre nei fumosi club risuonano dissonanti le note di Miles Davis e del Cool Jazz.

    Lionel è un personaggio calato perfettamente in questo mondo: orfano, è emarginato a causa della sua sindrome che gli procura spasmi e lo costringe a dire ciò che gli passa per la mente (“E’ come se un pezzetto della mia testa se ne andasse da un’altra parte”).

    Subisce le ingiustizie di una società corrotta dal potere e soltanto la musica e la marijuana riescono a calmarlo (puoi leggere qui la nostra recensione del film).

    Un contesto articolato e un personaggio complesso. Come ha lavorato Norton per riportare sullo schermo il romanzo noir di Jonathan Lethem?

    Le parole di Edward Norton e Gugu Mbatha-Raw

    Come hai lavorato a questo personaggio? Hai preso ispirazione da alcune tue interpretazioni passate di personaggi che fingono di essere disabili, come in “The Score”? 

    No, o meglio, io credo che ogni personaggio sia unico. Questa è la prima volta che recito la parte di un personaggio che ha effettivamente un disturbo, gli altri erano solo dei bravi attori, proprio come in “The Score”. Per interpretare una persona che ha un disturbo devi innanzitutto rispettare la sindrome, il personaggio, incontrare persone che realmente la soffrono. Per quanto riguarda Lionel, la sindrome di Tourette è un disturbo che si esprime in modo individuale, ognuno ha dei sintomi differenti. Questo mi ha permesso di trattarla come voglio io: ho conosciuto diverse persone e ho preso diversi sintomi, ciò che m’interessava portare sullo schermo.

    Com’è stato lavorare a questa colonna sonora?

    E’ stato incredibile. La musica del film contiene tutte le cose che amo, tutte condensate insieme, come in un frullatore. È stata un’operazione rischiosa, non sapevo dove mi avrebbe portato. Il mio amore per Thom Yorke, la sua capacità come scrittore, Daniel Pemberton, un talento incredibile che è riuscito a capire esattamente cosa intendevo: è stato straordinario lavorare con loro.

    Che rapporto hai avuto con Lethem? In che modo vi siete confrontati?

    Sì, abbiamo parlato molto, un confronto continuo, lui è un esperto di cinema. Ho modificato la trama e lui è sempre stato d’accordo. I personaggi intorno ai quali ruota il libro sono Frank, l’agenzia e Lionel, gli altri li ho aggiunti io. Quello che accade dopo la morte di Frank l’ho pensato io. Nel libro la trama è meno importante perché l’interesse di Lethem è raccontare il personaggio, il suo essere emarginato, in generale le “Daily Battles”. Io ho preso quel personaggio, fedele al romanzo, e l’ho ampliato, l’ho reso più politico.

    Domanda per Gugu Mbatha-Raw. Com’è stato lavorare con Edward in veste di attore e regista? Ti è piaciuto il tuo personaggio?

    Lavorare con Edward è stata come una danza, delicata e anche tenera. Ho amato subito il mio personaggio e anche la sua relazione con quello interpretato da Edward. Due persone che iniziano a conoscersi piano piano in una società che emargina entrambe. Lei è una figura atipica. Penso che spesso nel noir le donne fanno parte della seduzione, attraggono il protagonista in situazioni pericolose, mentre questo personaggio è diverso: ha un ruolo attivo nei confronti del personaggio, gli permette di essere meno passivo.

     

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