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    Moda post Covid-19, i possibili scenari

    Fotografia: Ansa

    Il mondo della moda è da decenni regolato dall’alternanza delle collezioni stagionali, dalle tendenze che si rincorrono, dalla ricerca perenne del nuovo a tutti i costi.

    Ci sono agenzie specializzate in Trend Forecasting, ovvero la previsione di ciò che indosseremo, ci sono i famosi Coolhunter, cacciatori sguinzagliati in giro per il mondo alla ricerca di tutto ciò che è nuovo, che può trasformarsi in un trend. Ci sono analisi di mercato, colori must-have, forme e tessuti che vediamo in passerella ad ogni Fashion Week.

    Forse adesso sarebbe meglio dire c’erano. Perché è arrivata la Pandemia e scompigliato le carte sul tavolo. Le collezioni proposte in passerella un paio di mesi fa sembrano ormai lontanissime dai nostri pensieri e molti designer stanno mettendo in discussione non soltanto le prossime stagioni, ma tutto il loro operato.

    Si prospettano alcuni scenari interessanti per capire la moda che verrà. Al di là della discussione su come debbano essere le Settimane della Moda e di come far ripartire il motore economico legato alla produzione di abbigliamento, bisogna ragionare in termini più ampi e quasi filosofici.

    Il Covid-19 è un trauma per tutti noi e ci saranno persone che negheranno la realtà e vorranno tornare indietro nel tempo, mentre altre vedranno questa crisi come una opportunità di cambiamento.

    Tra gli scenari previsti da alcuni importanti guru del Trend Forecasting, il più probabile vede il trionfo della Sostenibilità, intesa come una nuova sensibilità collettiva che avrà risvolti etici, morali e di impatto sull’ambiente. Ci sarà una moda più green e inclusiva, riutilizzeremo i vecchi capi del nostro guardaroba, vorremo avere la sicurezza di tessuti biologici e tinture naturali.

    Ci sarà sicuramente un largo uso della tecnologia applicata a tutti i settori della moda, dalla produzione di tessuti con nano-tecnologie, agli abiti smart che comunicano tra loro e monitorano la nostra salute, fino alla comunicazione virtuale.

    Ci sarà, almeno agli inizi e come dopo ogni crisi, un ritorno al Minimalismo nelle linee più pulite degli abiti, nelle palette colori più basiche, nei capi versatili che diventano dei passe-partout per il giorno e per la sera. Ma c’è anche chi prevede un ritorno al massimalismo in stile New Look Dior, come accadde per rivalsa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

    Probabilmente sulle prossime passerelle, reali o virtuali che siano, vedremo un po’ di tutto questo. Ma parliamo di pret-à-porter, di nuovo lusso, con il rischio di sembrare sempre elitari, troppo lontani dalla realtà che le persone vivono tutti i giorni. La moda, per essere di nuovo percepita come parte integrante della nostra esistenza, per invogliarci di nuovo a vivere attraverso i suoi colori e il fruscio delle sue sete, dovrà rivolgersi anche alle persone comuni, alle esigenze di questa nuova realtà, allo smart-working casalingo tra la cucina e il divano, all’armadio già pieno di mille cose, al portafoglio più vuoto di prima. Una bella sfida, che però dobbiamo vincere.