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    MiTo, il ruolo sociale della musica

     
    Il festival di musica classica ‘MiTo-SettembreMusica’ che ogni anno invade Milano e Torino, quest’anno si presenta con una compito ben definito: “riabituarci a pensare ascoltando e vivere insieme”

    L’edizione 2019 del festival di musica classica, MiTo, ha come tema “Geografie”. “Un tema scelto due anni fa” ha sottolineato il direttore Nicola Campogrande, ben prima delle polemiche sull’arrivo di migranti e le navi delle Ong come Open Arms. Dal 30 al 20 settembre 128 concerti a Milano e Torino, un terzo in periferia, tutti gratuiti o a prezzo stracciato.

    “Molti dei problemi che abbiamo in Italia sono per l’incapacità di ascoltare. La musica ha una funzione sociale- ha dichiarato il direttore di MiTo- Penso sia già un gesto civile ritrovarsi insieme ad ascoltare musica: è un modo per far funzionare il cervello. Aprirsi a un’esecuzione è diverso che stare davanti all’ipad a guardare una serie su Netflix. Non solo per comporre il governo ma anche per riabituarci a pensare ascoltando e vivere insieme. La musica è un luogo di accoglienza e scambio”.

    La dimostrazione c’è già nell’appuntamento inaugurale il 3 settembre alla Scala: quando la pianista svizzera di origine argentina Martha Argerich (forse la solista più famosa al mondo) si esibirà con la Israel Philharmonic, Orchestra diretta, per una delle ultime volte, dall’indiano Zubin Mehta. In programma musiche di Bethoven e Berlioz.

    Fra gli appuntamenti in programma imperdibile è la prima europea di Perpetulum, una commissione di MiTo insieme ad alcune istituzioni americane al compositore Philip Glass. “Mi ha stupito – racconta Campogrante -. E’ un brano assolutamente sorprendente”. Come se non sorprendente almeno inusuale sarà ascoltare la russa Filarmonica di San Pietroburgo diretta da Yuri Temirkanov eseguirà la prima di Mahler insieme al Larghetto dello scozzese James McMillan, che sarà presente in sala a Milano e riceverà anche il sigillo della città.
    LaVerdi diretta per la prima volta dal milanesissimo Daniele Rustioni mostrerà due aspetti diversi della Germania della prima metà del Novecento con i Carmina Burana di Carl Orff e il Till Eulenspiegel di Richard Strauss. L’orchestra del Regio di Torino, la Filarmonica della Scala con Chung, l’orchestra sinfonica della Rai sono solo alcuni degli altri protagonisti che eseguono ciascuno un programma unico creato per il festival e per un pubblico il più vasto possibile.
    “Il festival MiTo – sintetizza Campogrande – invita ad ascoltare, seguendo il pensiero. Credo sia un contributo importante alla vita sociale”.