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    Marco Cascone: "Con la mia musica in gara al David di Donatello nonosta …

     

    Roma, 29 dic. (Labitalia) – ‘Nonostante il covid, il talento continua. E deve continuare l’attività lavorativa, conservando la voglia di andare avanti; la professionalità impone di non fermarsi e magari re-inventarsi’. Non ha dubbi Marco Cascone, giovane compositore di musica da film, che in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia parla del suo percorso professionale in un periodo particolare della sua carriera. ‘E’ uscito sul mercato il film ‘Sul più bello’ – spiega – per cui ho scritto le musiche: una pellicola prodotta da Eagle Pictures per la regia di Alice Filippi; sceneggiatura di Roberto Proia e Michela Straniero; soggetto di Roberto Proia. Proprio questo mio lavoro sono stato iscritto ai David di Donatello 2021 e in giro, di questa pellicola, fra gli addetti se ne sta parlando con accenti lusinghieri’.

    ‘Il David di Donatello – dice – è un premio ambito da chiunque lavori nel mondo della cinematografia. Non resta che incrociare le dita e sperare che i giudici possano ricevere le stesse emozioni che ho provato io a trasmettere al pubblico raccontando in musica la storia di Marta, la protagonista. Sarebbe già una grandissima soddisfazione entrare nella cinquina delle nominations’.

    ‘Il 2020 – afferma – è stato un anno pieno di grandi sorprese, non tutte negative a mio giudizio. Sono state tante le difficoltà nella vita quotidiana, ma ci ha permesso di ritrovare alcuni valori che stavamo perdendo di vista educandoci ad alcuni usi e costumi che in una società evoluta sarebbe bene attuare e spero continueremo a tenerne conto (come indossare una mascherina se si è raffreddati, o stare attenti all’igiene in generale)’.

    Le basi tecnologiche ‘in cui viviamo oggi mi hanno permesso di non dover tralasciare il mio lavoro, anch’io, proprio durante il lockdown ho lavorato moltissimo sia per una webserie da 10 puntate ‘Per Aspera’ con uscita settimanale che per il film ‘Sul più bello’, previsto inizialmente nella scorsa primavera, poi slittato nel mese di giugno con uscita nelle sale a ottobre scorso’.

    ‘Sinceramente – ammette – non ho riscontrato moltissime differenze con la vita pre-lockdown in quanto, si sa, noi compositori siamo abituati a passare ore in studio tendendo all’essere asociali, o per meglio dire, facendoci inglobare totalmente dal nostro lavoro. La gestione della scrittura con i collaboratori (copista, assistente, etc.) è risultata agevolata dalla tecnologia che ci ha permesso di agire in diretta sul lavoro di ognuno’.

    ‘Anche i rapporti con i registi – fa notare – hanno avuto un ottimo riscontro, potendo mostrare le scene in condivisione e utilizzando la mia attrezzatura invece che un portatile o un cellulare. Momenti come lo spotting (scelta delle scene da musicare) sono risultate molto più elastiche rispetto al vecchio e buon foglio di carta. In definitiva, personalmente devo riconoscere che è proprio vero che “non tutti i mali vengono per nuocere’.

    ‘In un periodo come questo – commenta Marco Cascone – la principale difficoltà è il fatto che per fare musica da cinema occorrono i cinema e di questi tempi non se ne trovano di aperti, costringendo il mercato legato ad essi a stare in ginocchio al cospetto delle grandi volpi dello streaming. Come tutte le medaglie, anche questa ha due facce: se da una parte sacrifica gli incassi del botteghino, creando uno scompenso di milioni di euro, dall’altra permette il fruire di un tipo di cultura che altrimenti sarebbe destinata al fermo totale’.

    ‘Purtroppo – sottolinea – non sempre etica e marketing vanno di pari passo, anzi : in questo senso, negli ultimi anni la situazione si è molto aggravata, soprattutto per quanto riguarda il lavoro dei compositori e il riconoscimento dei diritti nel web, uno spazio virtuale senza alcuna legislazione in merito’.

    Con Acmf (Associazione compositori musica per film), ‘di cui faccio parte come socio, spesso abbiamo affrontato questi problemi, assieme alla Siae, per cercare di mettere per lo meno un freno a quello che poi è in tutto e per tutto un non riconoscimento del valore dell’arte e di tutti gli sforzi fisici e mentali di chi lavora in questo campo’.