London Fashion Week: la pelliccia cambia pelle

Fotografia: Elisabetta Canalis, protagonista di una nota campagna contro le pellicce (ANSA)

Da anni, il mondo dello spettacolo e le associazioni animaliste danno voce agli animali che vengono uccisi per produrre giacche, inserti, scarpe e accessori. Joanna Krupa, Elisabetta Canalis, Alicia Silverstone, Pamela Anderson, Pink e Marina Ripa di Meana – celebre la sua foto nuda nella, quale all’altezza del bacino, compariva la scritta ”l’unica pelliccia che non mi vergogno d’indossare” – sono alcune delle donne famose che hanno prestato la loro immagine a campagne di denuncia, soprattutto contro l’uso di pellicce.

Una risposta forte ad anni di proteste è arrivata a sorpresa dalla London Fashion Week che non vedrà sulle passerelle nessun tipo di pelliccia animale. Lo ha deciso il British Fashion Coucil (BFC), dopo aver condotto un sondaggio tra gli stilisti che parteciperanno all’evento. La scelta, viene fatto notare, riflette un cambiamento culturale importante sia delle aziende di moda, sia dei compratori che si sono via via allontanati dai capi e dagli accessori di pelliccia.

Il sondaggio lanciato da Bfc, che sostiene e incoraggia designer e aziende a fare scelte etiche nel selezionare i materiali, rientra nell’iniziativa Moda Positiva (Positive Fashion), portata avanti dall’organizzazione britannica per celebrare “le migliori pratiche” di creazione di abiti e incoraggiare le maison a cambiare. Un esempio: la decisione del marchio Burberry di smettere di bruciare i beni invenduti, in modo da diminuire i rifiuti, come parte del suo quinquennale progetto Responsibility Agenda.

La Positive Fashion si basa su alcuni concetti-chiave: sostenibilità del business dal punto di vista sociale e ambientale; uguaglianza di chi lavora in questo campo, nel rispetto delle diversità di ogni persona che ha diritto ad essere trattata con rispetto e dignità; difesa del talento e della capacità artigianale come pilastri della moda. Per premiare designer capaci di distinguersi per originalità, ma anche rispetto delle politiche sostenibili, è stato istituito il Queen Elizabeth II Award, consegnato per la prima volta alla Lfw nel febbraio scorso dalla regina a Richard Quinn. Il premio, ideato da una storica consulente personale del guardaroba di Sua Maestà, Angela Kelly, intende rappresentare un riconoscimento del ruolo che la moda può svolgere nella società e nella diplomazia e sarà attribuito annualmente da un membro senior della famiglia reale.

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